Tragedia di Montegranaro, attesa per l’autopsia sul 43enne ucciso da un colpo di fucile. La difesa dell’82enne: «Colpo partito accidentalmente»
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Redazione Interno
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Si terrà oggi, con il conferimento dell’incarico da parte della procura di Fermo, l’esame autoptico sul Corpo di Grigorev Vladislav Sergevich, il cittadino russo di 43 anni rimasto ucciso sabato scorso nelle campagne di Montegranaro durante una battuta di caccia alla volpe. La salma, a disposizione dell’autorità giudiziaria, sarà sottoposta agli accertamenti del medico legale incaricato, un passaggio tecnico che si annuncia cruciale per stabilire con precisione la dinamica di quanto accaduto in contrada Santa Maria, e in particolare la distanza e l’angolazione da cui è partito il colpo che ha centrato la gola della vittima. All’operazione peritale, che si svolgerà all’istituto di medicina legale di Macerata, prenderanno parte anche i consulenti nominati dalle parti: la procura, titolare dell’inchiesta, e la difesa di Palmiero Berdini, l’82enne di Monte Urano inizialmente indagato per omicidio volontario. Sono gli avvocati Rossano Romagnoli e Andrea Andrenacci, che assistono l’anziano cacciatore – operatore faunistico e guardia volontaria venatoria – ad avere annunciato la nomina di un proprio tecnico, il quale avrà facoltà di assistere alle operazioni e di presentare osservazioni e deduzioni.
La vicenda, come è noto, ruota attorno a una colluttazione che sarebbe avvenuta tra i due uomini. Stando a una prima ricostruzione, la vittima, che lavorava come factotum e si prendeva cura dei cavalli presso l’azienda agricola Le Dame di Stefania Quattrini, si era avvicinata ai cacciatori dopo che alcuni animali, spaventati dai detonazioni, erano fuggiti dal maneggio divelto una recinzione. Il 43enne, che secondo chi lo conosceva aveva una grande passione per gli animali, avrebbe prima richiamato i cacciatori per il fastidio arrecato e poi, in un crescendo di tensione, avrebbe cercato di strappare il fucile dalle mani di Berdini. Ed è in quei concitati frangenti, secondo quanto sostenuto dalla difesa dell’indagato, che sarebbe partito in modo accidentale un colpo, il quale ha raggiunto Vlad – come tutti lo chiamavano – alla gola, uccidendolo praticamente sul colpo. Il cacciatore, dopo la tragedia, si è recato in procura e per due ore è stato sentito dal pubblico ministero Marinella Bosi, fornendo la propria versione dei fatti e ribadendo la natura involontaria dello sparo. I carabinieri, intanto, hanno sequestrato sia l’arma che i telefoni cellulari delle persone coinvolte.
Un elemento di novità, destinato a essere vagliato con attenzione dagli inquirenti, è emerso nelle ultime ore grazie alla testimonianza della titolare del maneggio, Stefania Quattrini, la quale ha raccontato di essere stata in videochiamata con Vladislav proprio nei momenti immediatamente precedenti lo sparo. Secondo il suo racconto, il 43enne le avrebbe mostrato attraverso lo schermo del telefono la scena, e in quel frangente lei avrebbe visto l’anziano cacciatore con il fucile puntato in direzione del suo collaboratore. La donna, che ha affermato di aver anche effettuato alcuni screenshot durante la chiamata per identificare i presenti, ha poi chiuso la comunicazione per allertare i carabinieri; quando è riuscita a raggiungere il luogo, però, per Vladislav non c’era già più nulla da fare. Questa testimonianza, e in particolare il contenuto del video e delle immagini ora in mano alla procura, potrebbe offrire una chiave di lettura diversa rispetto all’ipotesi della colluttazione, portando semmai a ipotizzare una minaccia diretta. Al momento, però, il fascicolo resta aperto per omicidio volontario, anche se non si esclude una derubricazione del reato in omicidio colposo qualora emergesse con chiarezza la natura accidentale del gesto.




