Tragedia a Montegranaro, lite durante la caccia per i cavalli spaventati: un 43enne muore per un colpo al collo, indagato un 82enne
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Redazione Interno
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La campagna del Fermano, in una frazione di Montegranaro al confine con Monte Urano, è stata teatro sabato mattina di una vicenda drammatica che ha visto la morte di Grigorev Vladislav Sergevich, uomo di 43 anni originario della Russia. I fatti si sono svolti intorno alle otto in contrada Santa Maria, zona collinare segnata dalla presenza del fiume Ete Morto, dove era in corso un’operazione di contenimento della volpe, attività programmata e non certo una battuta di caccia improvvisata. La vittima, che lavorava come collaboratore e si prendeva cura dei cavalli in un maneggio legato a una struttura ricettiva della zona, non faceva parte del gruppo di cacciatori. Da quanto ricostruito, il 43enne avrebbe avuto una reazione stizzita per via dei colpi esplosi dai cacciatori, colpi che secondo la sua percezione spaventavano gli animali di cui era responsabile. Si sarebbe così avvicinato a uno dei partecipanti all’operazione, un 82enne del luogo, Palmiero Berdini, che tra l’altro ricopre il ruolo di guardia venatoria volontaria, per protestare energicamente. Il diverbio, inizialmente verbale, avrebbe subito un’escalation fino a trasformarsi in una colluttazione, nel corso della quale sarebbe partito un colpo di fucile che ha raggiunto Sergevich al collo, ferendolo in modo letale.
La dinamica del contendere e il tentativo di afferrare l’arma
Secondo le prime informazioni raccolte dai carabinieri della compagnia di Fermo, intervenuti prontamente sul posto insieme ai sanitari del 118, la lite sarebbe degenerata quando l’uomo, esasperato dal rumore degli spari che a suo dire turbavano i cavalli, avrebbe tentato di strappare il fucile di mano all’anziano cacciatore. È in quel frangente, nel corso della colluttazione, che il colpo sarebbe partito in modo accidentale, come sostenuto dallo stesso indagato. Un episodio, questo del tentativo di sottrarre l’arma, che non rappresenterebbe una prima volta per Sergevich: si è appreso, infatti, che già nel dicembre del 2024 il 43enne si era reso protagonista di un alterco con un altro cacciatore, un 60enne, al quale aveva sottratto il fucile dopo averlo preso a pugni. Un precedente che getta una luce particolare sulla dinamica dell’accaduto, suggerendo un atteggiamento non nuovo di insofferenza verso le battute venatorie e le modalità con cui queste venivano condotte nelle vicinanze del maneggio.
I soccorsi, l’arrivo del 118 e la chiamata dello stesso cacciatore
L’allarme era scattato immediatamente dopo lo sparo, con la centrale operativa che aveva mobilitato i sanitari e fatto persino alzare in volo l’elisoccorso, salvo poi doverlo far rientrare quasi subito: all’arrivo sul posto, i medici non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo, avvenuto praticamente sul colpo a causa della ferita letale. Un dettaglio che assume un suo peso specifico nella ricostruzione è che a comporre il numero di emergenza sia stato proprio Palmiero Berdini, il cacciatore di 82 anni, il quale si è fermato accanto alla vittima in attesa dei soccorsi. Un comportamento, questo, che i suoi legali, gli avvocati Andrea Andrenacci e Rossano Romagnoli, hanno subito sottolineato come indice di trasparenza e volontà di collaborare. L’anziano, infatti, dopo essersi presentato spontaneamente in Procura, è stato interrogato per circa due ore dal pubblico ministero Marinella Bosi, che lo ha iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio volontario, un atto dovuto per consentire lo svolgimento di accertamenti tecnici irripetibili, come l’autopsia, e per permettere alla difesa di partecipare.
Il ruolo della vittima e la natura dell’operazione venatoria
La Procura di Fermo sta ora cercando di fare piena luce su quanto avvenuto in quelle campagne, dove si stava svolgendo un’attività di controllo faunistico autorizzata dalla Provincia e dall’Ambito Territoriale di Caccia, volta a contenere la popolazione di volpi, e non una semplice e generica battuta di caccia. La vittima, Grigorev Vladislav Sergevich, si trovava nell’area in qualità di dipendente della struttura ricettiva, un uomo che conosceva bene il territorio e che, stando alle testimonianze, avrebbe più volte manifestato il proprio fastidio per la vicinanza dei cacciatori all’area del maneggio. I carabinieri stanno raccogliendo le testimonianze di altre persone presenti sul posto per cercare di capire se vi siano stati testimoni oculari dello scontro e per accertare con precisione la sequenza dei fatti, la distanza tra i due uomini al momento dello sparo e la posizione dell’arma. Resta centrale, nell’economia dell’inchiesta, capire se il colpo sia partito durante una colluttazione in cui l’anziano cacciatore stava cercando di difendersi o di trattenere la propria arma, oppure se vi siano elementi che possano configurare una responsabilità diversa, volontaria o colposa che sia.




