Montegranaro, un colpo di fucile alla gola e troppe domande aperte: oggi l’autopsia per chiarire la dinamica della morte di Grigorev
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Redazione Interno
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Sarà l’esame autoptico, il cui incarico verrà formalizzato nella giornata odierna, a dover sciogliere i nodi principali di una vicenda che, al momento, appare tutt’altro che lineare. La salma di Grigorev Vladislav Sergevich, il quarantaduenne di origini russe ucciso sabato mattina nelle campagne di Montegranaro, è al centro di un'indagine della procura di Fermo che cerca di stabilire con esattezza cosa sia accaduto nei momenti concitati che hanno preceduto lo sparo. Il cacciatore ottantenne Palmiero Berdini, iscritto nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio volontario, attende ora l'esito degli accertamenti tecnici che potrebbero, a seconda di quanto emergerà, modificare in maniera sostanziale la sua posizione giuridica.
La dinamica, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, vedrebbe la vittima, che prestava la propria opera come collaboratore in un maneggio della zona, avvicinarsi al gruppo di cacciatori intenti a una battuta alla volpe. L'uomo, infastidito dal rumore degli spari che spaventavano i cavalli di cui si prendeva cura, avrebbe prima protestato e poi, forse nel tentativo di porre fine a quel frastuono, avrebbe cercato di strappare il fucile dalle mani di Berdini. Ed è in quella frazione di secondo, nel corso di una colluttazione, che sarebbe partito il colpo fatale, un proiettile che lo ha raggiunto alla gola togliendogli la vita quasi all'istante.
Di qui, la necessità improrogabile di fare piena luce su particolari che, se chiariti, potrebbero persino ribaltare la ricostruzione iniziale. Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Marinella Bosi, attendono risposte precise dai medici legali: fatale sarà stabilire la distanza dalla quale è stato esploso il colpo, un dato – questo – che può confermare o smentire la versione fornita dallo stesso indagato, il quale, assistito dagli avvocati Rossano Romagnoli e Andrea Andrenacci, ha parlato fin da subito di un tragico incidente. Se l'esame balistico dovesse dimostrare che la canna del fucile era a diretto contatto con il della vittima o, al contrario, posta a una distanza maggiore, si potrebbero trarre conclusioni diverse circa la volontarietà del gesto. La difesa, che ha già annunciato la nomina di un proprio consulente tecnico per partecipare alle operazioni peritali, punta a far derubricare l'accusa in omicidio colposo, ipotesi che presupporrebbe non la volontà di uccidere bensì negligenza o imprudenza.
Non è tutto, perché l'autopsia dovrà anche chiarire la dinamica esatta dell'urto: il foro d'entrata, la sua direzione, l'eventuale presenza di altri traumi sul della vittima. Elementi che serviranno a ricostruire la colluttazione, a capire se il dito di Berdini fosse già sul grilletto o se l'arma sia partita a seguito di uno strattone. C'è poi un altro tassello che gli investigatori stanno valutando con attenzione e che riguarda il carattere della vittima, un aspetto emerso indirettamente dalle cronache locali. Non si trattava, pare, della prima volta che Grigorev Vladislav Sergevich reagiva in maniera veemente nei confronti dei cacciatori: un precedente episodio, risalente al dicembre del 2024, lo aveva visto protagonista di una lite con un altro sessantenne del posto, al quale aveva sottratto il fucile dopo averlo preso a pugni.




