Sfruttamento nei supermercati del Catanzarese, arrestato imprenditore
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Redazione Interno
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In Calabria, la Guardia di Finanza ha recentemente condotto un'operazione che ha portato al sequestro di cinque supermercati appartenenti a un noto brand nazionale, Conad, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, estorsioni e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. L'inchiesta, che ha coinvolto sessanta dipendenti, ha rivelato un sistema di soprusi e minacce orchestrato da Paolo Paoletti, imprenditore della grande distribuzione di 58 anni di Soverato, ora in carcere.
I lavoratori, costretti a restituire parte dello stipendio in contanti e a mentire sugli infortuni, erano sottoposti a condizioni di lavoro disumane: percepivano salari di 3,33 euro all'ora per 52 ore settimanali, ottenendo a fine mese una magra busta paga di 700 euro. Inoltre, erano obbligati a dichiarare, in caso di infortuni sul lavoro, di essersi feriti a casa, per evitare controlli e sanzioni. Le indagini hanno rivelato che tutti i dipendenti erano stati assunti part-time, ma di fatto lavoravano anche con straordinari non retribuiti.
La situazione è stata denunciata da Giuseppe Valentino e Gianfranco Trotta, segretari generali rispettivamente di Filcams Cgil Calabria e Cgil Calabria, che hanno sottolineato come lo sfruttamento dei lavoratori per profitto personale rappresenti una delle peggiori violazioni dei diritti umani. La recente operazione della Guardia di Finanza conferma quanto da tempo denunciato: in Calabria, tra l'indifferenza di una parte della classe imprenditoriale, si moltiplicano episodi di sfruttamento.
Le condizioni di lavoro nei supermercati sequestrati erano precarie e non rispettavano le norme di sicurezza. I dipendenti erano costretti a lavorare in ambienti insalubri e pericolosi, senza adeguate misure di protezione.




