Bonus bebè 2026, i mille euro ci sono ma la piattaforma Inps è ancora ferma
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Redazione Interno
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L’aria che tira in casa Inps, nonostante la recente pubblicazione della circolare numero 45 del 10 aprile, è quella dell’attesa operativa. Se da un lato l’Istituto ha finalmente messo nero su bianco le regole per ottenere il bonus nuovi nati – quel contributo una tantum da 1.000 euro destinato ai bambini nati o adottati nel corso del 2026 – dall’altro lato lo sportello telematico per presentare le domande, va detto, non ha ancora alzato la saracinesca. La manovra di bilancio per quest’anno, con uno stanziamento di 360 milioni di euro, ha confermato la misura e la recente circolare (la numero 45, per l’appunto) ha ridefinito i contorni tecnici del beneficio, ma per i genitori in attesa non resta che armarsi di pazienza.
I nuovi paletti dell’Isee e la platea dei beneficiari
La novità più rilevante, che emerge dalle pieghe del testo pubblicato dall’Istituto, riguarda il parametro economico. Non basterà più il tradizionale Isee ordinario per accedere ai mille euro; serve invece il nuovo “Isee per prestazioni familiari e per l’inclusione”. Si tratta di un indicatore ricalcolato, che introduce franchigie più alte sulla casa di abitazione (fino a 120mila euro per chi vive nei grandi centri) e maggiorazioni per i nuclei con più figli, rendendolo di fatto più basso rispetto al passato e quindi accessibile a un numero leggermente maggiore di famiglie. Il tetto massimo rimane fissato a 40.000 euro, una soglia che, se superata, preclude l’accesso al bonus. Per quanto riguarda i requisiti soggettivi, l’Inps ha specificato che possono richiederlo i cittadini italiani, quelli comunitari e anche i cittadini extra-Ue, a patto che questi ultimi siano in possesso di un permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno.
Le scadenze da segnare in calendario
La finestra temporale per non perdere il diritto al contributo è stretta. I genitori, o chi ne fa le veci in caso di assenza o impedimento, hanno esattamente 120 giorni di tempo a disposizione. Il conteggio parte dalla data di nascita del piccolo, dalla data di ingresso in famiglia per l’affidamento preadottivo o dalla data di trascrizione del provvedimento di adozione nei registri dello stato civile. Attenzione però a un dettaglio cruciale: per chi ha avuto un figlio nei primi mesi del 2026 – gennaio, febbraio, marzo – e si sta chiedendo come fare visto che il sistema non era attivo, l’Inps ha previsto una sorta di salvaguardia. Il termine di 120 giorni, in questi casi specifici, scatterà soltanto dal giorno in cui l’Istituto comunicherà ufficialmente l’apertura della piattaforma. Un meccanismo, questo, che evita la decadenza della prestazione per i nati nel periodo di “buco normativo”.
Come fare domanda (quando sarà possibile)
La procedura, una volta che il portale sarà online, seguirà i canali classici dell’ente previdenziale. La richiesta potrà essere inoltrata tramite il sito internet dell’Inps utilizzando le proprie credenziali digitali (Spid, Cie, Cns), oppure tramite l’applicazione mobile dedicata, oppure ancora affidandosi ai contact center o ai patronati. L’importo di 1.000 euro, è bene ricordarlo, è esente da Irpef e non concorre quindi a formare il reddito complessivo della famiglia. L’erogazione seguirà l’ordine cronologico di arrivo delle domande, un aspetto non secondario visto che le risorse, seppur consistenti (360 milioni), non sono infinite e il meccanismo del “fino a esaurimento fondi” resta in vigore.




