Ilaria Salis svegliata all’alba dalla polizia a Roma: la Questura parla di “atto dovuto” su segnalazione estera
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Redazione Interno
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Erano da poco passate le sette quando, nella mattinata odierna, due agenti di polizia hanno bussato alla porta della camera d’albergo dove alloggiava Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi Sinistra, giunta a Roma per partecipare al corteo nazionale “No Kings”. L’operazione, durata circa un’ora secondo la ricostruzione fornita dalla stessa parlamentare, è stata da lei pubblicamente definita un “controllo preventivo” – un’espressione che, nel clima politico che precede la manifestazione pomeridiana, ha immediatamente innescato una dura reazione delle opposizioni. Salis, che si è qualificata subito come deputata europea, ha riferito di aver ricevuto domande relative al suo arrivo nella capitale, alla presenza di oggetti potenzialmente pericolosi e al corteo stesso; al termine del controllo, non le sarebbe stato rilasciato alcun verbale, né sarebbero state fornite spiegazioni esaustive sulla motivazione della visita.
La Questura di Roma, intervenendo per chiarire i contorni dell’accaduto, ha precisato che l’attività non costituisce una perquisizione bensì un “atto dovuto”, scaturito da una segnalazione pervenuta da un paese terzo del panorama europeo – circostanza che, secondo la versione ufficiale, non lascerebbe margini di discrezionalità agli adempimenti richiesti alle autorità italiane. Gli investigatori avrebbero interrotto ogni verifica non appena accertata la qualità di europarlamentare della donna, senza procedere all’accesso della stanza né ad atti di perquisizione; la stessa Questura ha inoltre escluso categoricamente che il controllo possa essere messo in correlazione con le recenti normative in materia di ordine pubblico o con lo svolgimento della manifestazione, attribuendone piuttosto l’origine a obblighi internazionali.
Sul versante politico, la reazione dei vertici di Alleanza Verdi Sinistra è stata immediata e articolata. Angelo Bonelli, intervenuto nel corso della manifestazione “No Kings” nella capitale, ha dichiarato di voler chiedere formalmente spiegazioni al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e al governo, interrogandosi sulla mancata attivazione dell’esecutivo italiano nei confronti della Germania – dalla quale, secondo indiscrezioni, sarebbe partita la segnalazione – per tutelare le prerogative parlamentari. “Ci troviamo di fronte a una cosa enorme”, ha sottolineato Bonelli, mentre il co-portavoce Nicola Fratoianni, presente anch’egli in piazza, ha aggiunto che l’episodio assume contorni ancora più gravi qualora fosse effettivamente uno Stato estero a mettere in discussione il mandato di un rappresentante eletto in Italia.
In una nota congiunta, i due esponenti di Avs hanno definito “inaccettabile” che in Italia una parlamentare sia sottoposta a controlli preventivi, chiedendosi se il governo Meloni abbia deciso di sottoporre a tali verifiche i membri dell’opposizione. Il riferimento, nei loro interventi pubblici, è stato esplicito al parallelo con modelli politici considerati autoritari: “Non siamo ancora diventati l’Ungheria di Orbán, e non intendiamo diventarlo”, hanno dichiarato Bonelli e Fratoianni, rivendicando il diritto alla manifestazione come principio fondamentale da difendere senza cedimenti. Il controllo nella camera d’albergo è stato quindi letto dai vertici del partito come un atto potenzialmente intimidatorio, avvenuto per di più a poche ore dall’avvio del corteo nazionale, un corteo che si prefigge di contestare le derive autoritarie e le scelte di politica estera del governo.
Un’ora di attesa e la versione della polizia: il nodo della segnalazione estera
Il racconto fornito direttamente da Ilaria Salis, ripreso anche da alcuni video diffusi durante la manifestazione, descrive una situazione di stallo durata circa sessanta minuti: dopo aver aperto la porta e mostrato i documenti – ribadendo la propria qualità di eurodeputata – gli agenti non si sarebbero allontanati, trattenendosi nel corridoio o sulla soglia della camera per effettuare accertamenti, mentre la parlamentare riferisce di non aver ricevuto indicazioni chiare sul fondamento giuridico dell’intervento. “Mi hanno chiesto del corteo, se avessi oggetti pericolosi”, ha dichiarato Salis, la quale ha appreso dalla stampa solo successivamente che il controllo sarebbe derivato da una segnalazione estera. Da qui la sua considerazione che, se così fosse, si tratterebbe di una circostanza ancora più grave, perché metterebbe in discussione la democrazia in Europa: “Oggi è successo a me, ma potrebbe succedere a chiunque”, ha osservato.
La Questura, nel dettaglio della nota divulgata in mattinata, ha spiegato che la segnalazione proveniente dal paese terzo – che diverse fonti identificano con la Germania – non lasciava alternative operative agli uffici italiani, vincolati a procedere con i controlli del caso. L’autorità di pubblica sicurezza ha inoltre tenuto a precisare che, nel momento in cui gli agenti hanno avuto certezza della titolarità del mandato parlamentare europeo della donna, ogni attività di verifica è stata immediatamente interrotta, senza che vi fosse accesso alla stanza né alcuna forma di perquisizione personale o ambientale. Tale versione, se da un lato mira a sdrammatizzare la natura dell’intervento – inquadrandolo come un adempimento burocratico dovuto – dall’altro non ha tuttavia placato le polemiche, poiché i vertici di Avs insistono nel ritenere sproporzionata la durata del controllo e l’orario (l’alba) scelto per eseguirlo, oltre alla mancata comunicazione tempestiva delle ragioni.
Le implicazioni sul piano giudiziario e il contesto della manifestazione “No Kings”
Il controllo subito da Ilaria Salis riporta l’attenzione anche sulla sua complessa vicenda giudiziaria in Ungheria, dove l’eurodeputata è accusata – in un procedimento attualmente sospeso per via dell’immunità parlamentare – di aggressione ai danni di manifestanti neonazisti a Budapest nel 2023. Sebbene la Questura abbia negato ogni connessione tra l’accaduto e la sua attività politica interna, la tempistica ha inevitabilmente alimentato il dibattito: il controllo è avvenuto poche ore prima del corteo nazionale indetto per le 14 in Piazza della Repubblica, un corteo che riunisce comitati, sindacati di base e movimenti contrari alla politica estera del governo e alla gestione dell’ordine pubblico. La manifestazione “No Kings”, che ha visto convergere a Roma migliaia di persone, assume quindi un valore simbolico particolare alla luce di quanto accaduto alla parlamentare di Avs, la quale ha partecipato attivamente agli interventi dalla piazza.
Nel frattempo, sul piano istituzionale, le richieste di chiarimento si sono moltiplicate. Bonelli ha esplicitamente chiesto al ministro Piantedosi di riferire in Parlamento sulle ragioni che hanno portato all’intervento, mentre l’ala politica di Alleanza Verdi Sinistra ha sollevato il problema delle garanzie per i parlamentari in carica e del rispetto delle immunità derivanti dal mandato europeo. Se la versione ufficiale della Questura sembra voler circoscrivere l’evento a un obbligo tecnico derivante da una richiesta estera, per l’opposizione resta centrale il tema del mancato filtro politico-diplomatico: perché il governo italiano, si chiedono i leader di Avs, non ha interposto la propria tutela per evitare che un’eurodeputata italiana fosse sottoposta a un controllo tanto invasivo su segnalazione di un altro paese?. Una domanda che, al momento, rimane priva di risposta ufficiale da parte del Viminale.




