Il commiato di Cortina, luci e colori sugli eroi paralimpici: l'Italia saluta i Giochi con un record di sedici medaglie
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Redazione Sport
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Si è chiuso domenica sera il cerchio perfetto dei XIV Giochi Paralimpici Invernali, e l’abbraccio del pubblico allo stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, quello stesso impianto che nel lontano 1956 aveva ospitato le Olimpiadi, è stato il suggello di una rassegna che ha visto l’Italia protagonista assoluta. Il Cortina Curling Olympic Stadium, stracolmo di spettatori accorsi per l’ultimo atto, si è trasformato in un caleidoscopio di emozioni con la cerimonia intitolata Italian Souvenir, un omaggio allo spirito più autentico dello sport paralimpico che ha saputo mescolare la nostalgia di un passato glorioso con la proiezione verso un futuro di inclusione. Mentre i bracieri accesi a Milano e a Cortina si spegnevano lentamente, la bandiera con gli Agitos è stata ammainata dal degli Alpini per iniziare il suo viaggio verso la Francia, prossima nazione ospitante nel 2030 con l’edizione diffusa nelle Alpi Francesi; un passaggio di testimone carico di significato, che ha visto il presidente del Comitato Paralimpico Internazionale Andrew Parsons consegnare il vessillo ai rappresentanti delle regioni transalpine, in una serata che ha avuto tra le autorità presenti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, visto il mancato arrivo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il cui volo di Stato è dovuto rientrare a Ciampino a causa del maltempo che non garantiva la sicurezza del successivo trasferimento in elicottero.
Un palcoscenico di sogni e memorie, tra tute d’epoca e giochi di luce
L’allestimento della cerimonia, preparato in poco più di ventiquattr’ore dopo le finali di wheelchair curling, ha saputo coniugare la potenza visiva delle installazioni luminose con la delicatezza di un racconto corale. La regia ha portato in scena un’evocazione onirica che aveva il sapore di un ricordo da portare a casa, come suggerisce il Titolo scelto, e lo ha fatto attraverso le performance di sessanta ballerini affiancati da otto atleti con disabilità, tutti vestiti con tute da sci anni Sessanta; un vezzo nostalgico che, nella sua apparente semplicità, guardava al futuro della disciplina, alla sua capacità di rinnovarsi senza dimenticare le proprie radici. Tra le figure protagoniste della serata, Chiara Pedroni ha danzato con la grazia di chi sa trasformare un gesto atletico in poesia, mentre il momento più toccante è stato forse quello dedicato alla giovane Sofia Tonsella, la cui storia, paragonata a un fiocco di neve, ha aperto le danze in un videomessaggio che ha introdotto il tema del "sogno diventato memoria", un filo conduttore che ha legato le esibizioni del Cirque du Soleil e le note del violoncellista Formisanoff fino all’apoteosi finale, quando una sfera di neve alta tre metri ha racchiuso in sé le architetture di Milano e i profili montani di Cortina, unendo simbolicamente i due territori che hanno dato il nome a questi Giochi.
Il trionfo azzurro, Bertagnolli e Romele regalano gli ultimi acuti
Prima che il sipario calasse definitivamente, l’ultimo giorno di gare aveva regalato all’Italia altre due soddisfazioni che hanno permesso di chiudere il medagliere con un bottino da record: sette ori, sette argenti e due bronzi per un totale di sedici podi, un traguardo mai raggiunto prima nella storia paralimpica azzurra, che vale il quarto posto nella classifica generale dietro a potenze del calibro di Cina, Stati Uniti e Russia. A scrivere l’ennesima pagina di leggenda è stato Giacomo Bertagnolli, che insieme alla sua guida Andrea Ravelli ha conquistato l’oro nello slalom speciale maschile per ipovedenti, nonostante una fitta nebbia che ha reso la discesa ancora più insidiosa; per lui si è trattato della quinta medaglia in altrettante gare in questa rassegna iridata, un poker di successi che ha definito "un miracolo", ma al quale ha voluto aggiungere una sfumatura di orgoglio particolare: "Questa è la medaglia più bella, quella più combattuta", ha commentato a caldo, quasi incredulo di fronte alla propria superiorità tecnica e mentale.
Parallelamente, sul tracciato di sci di fondo di Tesero, un altro azzurro stava vivendo la sua personale epopea. Giuseppe Romele, dopo dieci giorni definiti "i più complessi della mia carriera", è riuscito a strappare un bronzo preziosissimo nella venti chilometri sitting, una gara di resistenza e strategia che lo ha visto cadere e rialzarsi, lottare con i sorpassi continui e la fatica fisica fino all’ultimo respiro. Il ministro dello Sport Andrea Abodi, presente a Cortina, ha voluto celebrare l’impresa con parole che suonano come un ritratto dell’atleta: "Hai confermato il tuo essere esempio di determinazione, resistenza e resilienza, hai lottato e stretto i denti, sei caduto e ti sei rialzato, non hai mollato mai", ha scritto, sottolineando come quella medaglia, la numero quindici per l’Italia prima del successivo aggiornamento, rappresenti il coronamento di un sogno che Romele stesso ha confessato di inseguire sin dai Giochi di Pechino, un obiettivo per cui ha speso ogni energia fisica, mentale e morale, dimostrando che la parola "mollare" non appartiene al suo vocabolario.
L’eredità di un evento e il passaggio ai prossimi sfidanti
Mentre gli atleti sfilavano sotto gli occhi di un pubblico in delirio, accolti dalle note dell’inno nazionale cantato da Arisa che aveva aperto la cerimonia con l’alzabandiera della Polizia di Stato in uniforme storica, il pensiero di molti è corso all’eredità che questi Giochi lasciano sul territorio. Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, ha parlato di un "faro in un mondo di oscurità", sottolineando come il valore dell’inclusione e della solidarietà abbia brillato più forte di qualsiasi difficoltà organizzativa o logistica in una edizione, ricordiamolo, definita per la prima volta "diffusa" sul territorio. L’applauso più fragoroso è però andato ai tedofori e ai portabandiera, come Emanuel Perathoner che per l’Italia ha avuto l’onore di guidare la delegazione, ma anche a campioni come la francese Cécile Hernandez, che dopo aver sfilato è tornata sul palco per la cerimonia di passaggio della bandiera, segnando l’inizio del conto alla rovescia per le Alpi Francesi 2030. Nel momento in cui Sofia Tonsella, con un soffio, ha simbolicamente spento la fiamma all’interno della sfera di vetro, le luci dello stadio si sono abbassate e Cortina ha potuto finalmente salutare i suoi campioni, conservando di loro un ricordo indelebile, uno di quegli Italian Souvenir che resteranno impressi nella memoria collettiva dello sport.




