Ginevra Taddeucci oro europeo nella 10 km: «La Senna? Bella zozza, c'era di tutto»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C'è un'Italia che continua a vincere e a far parlare di sé, anche quando le acque in cui gareggia sono quelle, tutt'altro che cristalline, della Senna. Ginevra Taddeucci, la fondista toscana che non ha mai avuto paura di dire ciò che pensa, ha conquistato il titolo europeo nella 10 chilometri di nuoto di fondo, regalando all'Italia un oro che mancava da dieci anni e completando una doppietta azzurra che sa di impresa storica.
La sua vittoria, arrivata al termine di una gara tatticamente perfetta, è stata accompagnata da dichiarazioni che hanno subito fatto il giro del web: la Senna, secondo la campionessa, era «bella zozza». E non è finita qui, perché la nuotatrice, con la schiettezza che la contraddistingue, ha raccontato di aver trovato nell'acqua di tutto, dai rami alle foglie, fino a una quantità di plastica che l'ha lasciata basita.
L'oro che mancava da dieci anni
La vigilia della gara era carica di attese e, per la Taddeucci, anche di un pizzico di sana ansia. La 29enne di Lastra a Signa, portacolori delle Fiamme Oro, era la favorita della vigilia, un ruolo che in passato le aveva talvolta giocato contro. Eppure, nella gara che contava, ha saputo gestire la pressione con la maturità di una campionessa navigata.
La prova, disputata in 2 ore, 7 minuti e 49 secondi e 9 decimi, è stata un capolavoro di strategia: la nuotatrice italiana ha controllato la corsa rimanendo sempre nelle posizioni di testa, ha studiato le avversarie per la maggior parte del percorso, per poi piazzare l'affondo decisivo nell'ultimo giro. Un'accelerazione che le ha permesso di staccare il gruppetto delle inseguitrici e di presentarsi al traguardo in solitaria, lasciando l'argento all'ungherese Viktoria Mihalyvari-Farkas e il bronzo a una straordinaria Linda Caponi.
Un'impresa che la incorona come la terza italiana di sempre a vincere l'oro continentale sulla distanza olimpica, dopo Martina Grimaldi (2011 e 2012) e Rachele Bruni (2016), e che riporta il tricolore sul gradino più alto del podio europeo a un decennio di distanza dall'ultima volta.
«Senza le rivali più forti, era più semplice»
Nonostante l'oro al collo, la Taddeucci ha voluto mantenere i piedi per terra, senza nascondere che l'assenza di alcune delle sue principali rivali ha reso la sua vittoria meno sofferta del previsto. Al termine della gara, ai microfoni di Rai Sport e Sky Sport, ha confessato di aver quasi avvertito una sensazione di solitudine in acqua, ammettendo che l'aver potuto nuotare senza particolari agguati le ha permesso di fare praticamente ciò che voleva.
L'azzurra ha spiegato che la preparazione per questo appuntamento non è stata semplice: un mese di allenamenti in solitaria, lontana dal gruppo e dal suo fidanzato (l'ex nuotatore azzurro Matteo Furlan), l'aveva messa a dura prova. A rendere tutto più complicato si era aggiunta anche la paura di perdere da favorita, un timore che per fortuna è svanito non appena è entrata in acqua. Il successo, insomma, ha un sapore ancora più dolce perché arrivato dopo un percorso accidentato, ma è indubbio che Taddeucci abbia già lo sguardo proiettato verso le prossime sfide, a cominciare dalla 5 chilometri.
«Nella Senna c'era di tutto»
Ma se la vittoria sportiva è stata netta e incontrastata, le dichiarazioni post-gara hanno acceso i riflettori su un tema che ormai sembra un compagno di viaggio fisso per le competizioni nella Senna: la qualità dell'acqua. Ginevra Taddeucci, che proprio sulle rive del fiume parigino aveva conquistato il bronzo olimpico due anni fa, ha ribadito le sue critiche, sottolineando che le condizioni attuali sono addirittura peggiorate rispetto ai Giochi del 2024.
«Era bella zozza», ha esordito con un colorito toscanismo, per poi aggiungere: «Ho trovato di tutto, rami e foglie sugli occhialini, e poi quanta plastica, sarà biodegrabile...». La sua testimonianza, a tratti ironica ma mai banale, è stata un pugno nello stomaco per chi, come gli organizzatori francesi, aveva garantito la massima balneabilità del fiume. «Per fortuna dicevano che fosse pulita, figurati se fosse stata sporca», ha scherzato la campionessa, non senza una punta di amarezza, spiegando che il campo gara di due anni fa, secondo lei, era in condizioni decisamente migliori.
Una critica, la sua, che riecheggia le parole già espresse alla vigilia, quando aveva confessato che l'obiettivo principale della sua gara era «sopravvivere» alle condizioni dell'acqua. Del resto, già durante le Olimpiadi, diversi atleti avevano lamentato problemi fisici dopo le competizioni nella Senna, e la Taddeucci ha confermato che le preoccupazioni per la salute sono all'ordine del giorno.
Non è mancato, ai microfoni di Rai Sport, un commento ancora più schietto, un «troiaio indicibile» ripetuto più volte per descrivere lo spettacolo poco edificante che si è trovata di fronte durante la gara. Una denuncia che, ancora una volta, mette in discussione la scelta di utilizzare il fiume parigino come palcoscenico per eventi internazionali di alto profilo, sollevando interrogativi sulla sicurezza e sul rispetto per gli atleti.
La doppietta azzurra e la scuola toscana
L'oro di Taddeucci non è stato l'unico motivo di orgoglio per l'Italia, che ha potuto festeggiare una doppietta sul podio grazie allo splendido bronzo di Linda Caponi. La 28enne di Poggibonsi, al suo primo podio in una competizione internazionale di acque libere, ha disputato una gara di grande personalità, rimanendo sempre incollata al gruppo delle migliori e conquistando il terzo posto con un distacco di soli 13 secondi e 58 centesimi dalla connazionale.
Un risultato che testimonia la profondità e la qualità del movimento italiano nel nuoto di fondo, considerato ormai uno dei più competitivi al mondo. Dietro questo successo, come spesso accade, c'è la Traversata dello Stretto, la mitica gara che da anni è considerata il banco di prova ideale per i talenti azzurri.
Nemmeno il tempo di archiviare l'ultima edizione, che la classica torna a far parlare di sé attraverso le imprese delle sue atlete, capaci di forgiare il proprio carattere e il proprio talento tra le correnti e le sfide di quella che è a tutti gli effetti la gara per eccellenza del fondo italiano. Per Gregorio Paltrinieri e Marcello Guidi, rispettivamente quarto e quinto nella gara maschile, la delusione è stata grande, ma la rassegna continentale offre già un'occasione di riscatto con le prove dei 5 chilometri.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
