Mostro di Firenze, il ruolo della prostituta Clelia Cuscito e il killer “ancora vivo” nel nuovo esposto
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Redazione Interno
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Un omicidio di matrice sessuale, rimasto per decenni nell’ombra delle indagini irrisolte, potrebbe ora dischiudere la chiave per decifrare l’intera, tenebrosa vicenda del Mostro di Firenze. È questa l’ipotesi, audace e minuziosamente argomentata, che ha portato l’avvocato Mattia Alfano, insieme al giornalista Matteo Calì e al consulente Loris Bonacci Martinelli, a depositare un esposto presso la Procura di Firenze. Il loro lavoro si concentra sulla figura di Clelia Cuscito, una prostituta ed ex infermiera brutalmente uccisa il 14 dicembre 1983, un caso che all’epoca destò meno clamore dei feroci delitti delle “coppiette” ma che, secondo i firmatari dell’esposto, non sarebbe affatto scollegato da quella serie.
Il filo rosso tra l’omicidio Cuscito e la rete pornografica
La nuova pista, che attinge a documenti giudiziari e a un’analisi incrociata dei fatti, suggerisce come l’assassino della Cuscito non fosse un individuo isolato, bensì operasse all’interno di un giro legato al mondo della pornografia e del meretricio. Giancarlo Lotti, già noto alle cronache come uno dei “compagni di merende” vicini a figure centrali nelle indagini come Pietro Pacciani e Mario Vanni, fu infatti indagato per quell’omicidio dal pm Paolo Canessa, a testimonianza di un possibile collegamento investigativo che, però, non si sviluppò ulteriormente. Alcuni di loro, del resto, frequentavano quell’ambiente, un sottobosco fatto di rapporti violenti e sfruttamento, che potrebbe aver fornito copertura e movente per una serie di crimini.
La teoria che punta a un uomo ancora in vita
Ciò che rende radicalmente diversa questa ricostruzione è l’identikit del presunto colpevole. L’esposto presentato in procura, infatti, non si limita a indicare una generica connessione, ma ipotizza con chiarezza che l’autore materiale dell’omicidio Cuscito – e, per traslato, possibile esecutore o complice in altri delitti – sia un uomo tuttora vivente. La sua individuazione, secondo gli autori dell’esposto, passa proprio attraverso la mappatura di quella rete pornografica attiva a Firenze negli anni Ottanta, un circuito nel quale la vittima era immersa e che potrebbe aver rappresentato il terreno comune per più aggressioni. Una pista, questa, che se esplorata con gli strumenti investigativi moderni potrebbe rivelare legami finora solo sospettati.
Un cold case che riapre l’intero dossier
La morte di Clelia Cuscito non è stata l’unico delitto irrisolto di una prostituta nel capoluogo toscano tra il 1982 e il 1984, un arco temporale che coincide in parte con la furia del Mostro. L’idea portante dell’esposto è che questi episodi, spesso archiviati come “minori” o separati dal filone principale, siano invece tessere di uno stesso mosaico criminale. Rivalutare quell’omicidio, quindi, non significa solo tentare di fare giustizia per una specifica vittima, ma potenzialmente rivedere l’intera architettura delle indagini sul serial killer, le cui dinamiche potrebbero essere state più articolate e ramificate di quanto ipotizzato nelle sentenze già emesse. La procura si trova ora a valutare se dare seguito a queste sollecitazioni, che riaccendono i riflettori su un capitolo di cronaca nera che molti consideravano ormai chiuso.




