Arrestato il sindaco-medico di Rivolta d’Adda: accuse di violenze sessuali sulle pazienti
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Redazione Interno
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Giovanni Sgroi, 70 anni, sindaco di Rivolta d’Adda e gastroenterologo di professione, è agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata. I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dalla procura guidata da Alessia Menegazzo, hanno raccolto le testimonianze di quattro donne – tra i 24 e i 44 anni – che lo avrebbero denunciato per abusi avvenuti durante le visite mediche presso il centro di Pozzuolo Martesana, in provincia di Milano.
Dalle indagini, emerse dopo un’analisi del suo iPhone, sono saltate fuori annotazioni inquietanti: nei contatti di alcune pazienti, Sgroi aveva inserito descrizioni come «Bellissima mora» o «stupenda bionda», accompagnate da frasi come «Ciao piccolina», che i militari considerano elementi rilevanti per ricostruire un modus operandi basato su approcci inappropriati. Le accuse, ancora da dimostrare in tribunale, dipingono un quadro in cui il professionista – noto per un curriculum accademico di prestigio – avrebbe approfittato della sua posizione per compiere gesti intimi non consensuali.
Eletto nel 2021 con il 53,5% dei voti alla guida della lista civica «Rivolta Dinamica», di area centrodestra, Sgroi aveva strappato il comune al centrosinistra dopo un decennio di amministrazione. Ora, però, il prefetto di Cremona Antonio Giannelli lo ha sospeso d’ufficio dalla carica, applicando le norme previste in caso di misure restrittive gravi. La decisione arriva mentre l’inchiesta prosegue, con gli investigatori al lavoro per verificare eventuali altri episodi.
Quello che emerge è il ritratto di un uomo diviso tra due volti: da un lato, il chirurgo stimato e l’amministratore votato dalla sua cittadina; dall’altro, l’indagato per fatti che, se confermati, rivelerebbero un abuso sistematico della fiducia riposta in lui. Senza anticipare gli esiti del processo, i documenti già pubblicati mostrano come le accuse siano circostanziate, con racconti dettagliati delle presunte vittime che parlano di palpeggiamenti e molestie durante le visite.




