La Cina sfida l'embargo sui chip, un "Progetto Manhattan" per l'autonomia tecnologica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, conferma una linea dura sulla competizione tecnologica, Pechino avanza nel settore più strategico, quello dei semiconduttori, considerati il nuovo petrolio ma con una concentrazione di know-how che li rende ancor più cruciali. Se il greggio, infatti, può provenire da numerosi fornitori, i brevetti e le capacità per produrre chip d'avanguardia risiedono in un pugno di aziende e nazioni, un monopolio che la Cina ha deciso di spezzare con una determinazione paragonata, da alcuni osservatori, a quella del celebre "Progetto Manhattan". L'obiettivo è chiaro: liberarsi da una dipendenza che lasciava il Paese esposto alle restrizioni occidentali, le quali, sebbene rigorose, non hanno impedito progressi significativi. La riuscita nella costruzione di un prototipo di macchinario per semiconduttori all'avanguardia, capaci di alimentare intelligenza artificiale e dispositivi di nuova generazione, rappresenta una svolta epocale in una partita che si credeva ormai decisa a favore del blocco guidato dagli Stati Uniti.

Il colpo alla tecnologia olandese e il disaccoppiamento industriale

La strategia cinese, del resto, non si è limitata alla sola ricerca interna ma ha saputo muoversi anche su un piano più operativo, come dimostra il recente caso legato al settore automobilistico. Nonostante i tardivi tentativi del governo olandese di arginare una fuga di competenze, l'operazione è riuscita: la filiale cinese del colosso Nexperia ha infatti portato a termine un piano di disaccoppiamento, una mossa che equivale a un vero e proprio saccheggio tecnologico e che priva l'Occidente di un tassello fondamentale per i chip destinati alle auto. Questo episodio, del quale si è occupata la cronaca nera economica senza scendere in dettagli espliciti ma seguendo le tracce delle inchieste, illustra un metodo che va oltre l'innovazione in laboratorio, affiancandole un'accorta e spregiudicata azione di acquisizione di know-how, laddove possibile.

L'aggiramento creativo delle restrizioni su ASML

Parallelamente, Pechino ha intrapreso una strada ingegnosa per potenziare le attrezzature di cui già dispone, aggirando i vincoli imposti sui macchinari più avanzati. Le restrizioni, imposte da Stati Uniti e Paesi Bassi, impediscono infatti alla società olandese ASML di fornire alla Cina le sue litografie ultraviolette estreme (EUV), le più sofisticate. La risposta è stata un meticoloso lavoro di miglioramento delle prestazioni delle macchine di litografia ultravioletta profonda (DUV), già in possesso delle fabbriche locali, le quali hanno così incrementato la loro capacità produttiva di chip avanzati per smartphone e AI. Un approccio che, pur partendo da una posizione di svantaggio imposto, sfrutta ogni margine di manovra disponibile, dimostrando una resilienza e un'adattabilità inattese.

Verso un nuovo equilibrio della supply chain globale

Questi sviluppi convergenti stanno ridisegnando la mappa geopolitica dei semiconduttori, un settore nel quale la supremazia occidentale non può più essere data per scontata. La determinazione cinese, alimentata dalla percezione di una vulnerabilità strategica, ha catalizzato risorse e talenti verso un obiettivo considerato vitale per la sicurezza nazionale e l'ambizione economica. Il risultato è una crescente autonomia che, sebbene ancora lontana dal coprire l'intera filiera dei chip più complessi, mina alla base l'efficacia dei tentativi di contenimento tecnologico. Si delinea dunque uno scenario in cui la dipendenza potrebbe non essere più a senso unico, costringendo a ricalcolare gli equilibri di potere in un mondo dove la capacità di produrre microchip equivale alla sovranità tecnologica.

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