La Cina condanna la strategia di Trump su Cuba, chiede fine all'embargo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha annunciato l'interruzione di ogni fornitura di petrolio e denaro dal Venezuela verso Cuba, hanno provocato una netta reazione da parte di Pechino. La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha ribadito la posizione del suo governo, affermando che la Cina "sostiene con fermezza Cuba nella difesa della sua sovranità statale e della sua sicurezza", ponendosi così come baluardo contro quelle che definisce ingerenze straniere. L'appello, formulato con toni decisi, è diretto a Washington e invita a revocare immediatamente l'embargo storico e l'intero sistema di sanzioni che da decenni gravano sull'economia dell'isola, misure che ora sembrano destinate a stringersi ulteriormente.
La mossa di Washington e l'isolamento dell'Avana
La strategia statunitense, definita da alcuni osservatori come una sorta di "rompi e prendi i pezzi", punta a sfruttare la crisi venezuelana per accelerare quella che Trump ha indicato come la "resa" di L'Avana. Privando Cuba del sostegno energetico e finanziario che per anni è giunto da Caracas, in cambio, come ha ricordato lo stesso presidente americano, di servizi di sicurezza e intelligence, Washington intende soffocare il regime castrista. Trump, comunicando attraverso i suoi canali abituali, ha infatti sottolineato come per l'isola non ci sarà "più petrolio o denaro: zero!", esortando a trovare un accordo prima che le condizioni peggiorino irreparabilmente.
Il contesto geopolitico e le vecchie ferite
Questo inasprimento, che giunge a pochi giorni da affermazioni circa l'esistenza di "praticamente tutte le misure" per strangolare Cuba, riapre antiche contese nella regione dell'America latina, riportando in primo piano una rivalità che sembrava sopita. La caduta dell'alleato storico venezuelano ha creato, agli occhi dell'amministrazione Trump, un'opportunità unica per chiudere il cerchio intorno a L'Avana, rendendo concreto un obiettivo a lungo perseguito. La mossa, tuttavia, non tiene conto soltanto degli equilibri regionali, ma si scontra con gli interessi di attori globali, primo fra tutti la Cina, che da tempo estende la sua influenza economica e politica nell'area.
Le implicazioni di una crisi annunciata
La posta in gioco, quindi, supera i confini del Caribe e tocca nervi scoperti della competizione tra grandi potenze. L'appello cinese a fermare "blocco e coercizioni" non è un semplice atto di solidarietà diplomatica, ma un segnale chiaro di come Pechino intenda contrastare l'unilateralismo americano, difendendo un partner strategico. La situazione, del resto, rischia di trascinare Cuba in una crisi economica ancora più profonda, senza che vi sia, al momento, un piano internazionale in grado di offrire alternative concrete. Gli sviluppi giudiziari legati alle indagini sui flussi finanziari illeciti e sul riciclaggio potrebbero, in futuro, aggiungere ulteriori elementi di complessità a uno scenario già estremamente teso.




