Rayman fa trent’anni e Ubisoft celebra l’anniversario con una raccolta che il pubblico, complice una lunga attesa, aveva ormai imparato a non sperare più di vedere sugli scaffali digitali.
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La conferma, giunta nel corso del Sony State of Play nella notte del 12 febbraio, ha spazzato via mesi di indiscrezioni e voci di corridoio che si erano infittite soprattutto dopo la pubblicazione, avvenuta a gennaio, della classificazione australiana che certificava l’esistenza di Rayman: 30th Anniversary Edition per PlayStation 5 e Nintendo Switch -8-10. L’edizione celebrativa, sviluppata dallo studio statunitense Digital Eclipse — lo stesso che i videogiocatori hanno imparato a conoscere per le meticolose operazioni nostalgia su Mortal Kombat e Tetris — in collaborazione con Ubisoft Montpellier, è stata resa disponibile per l’acquisto in formato digitale a partire dalla giornata odierna, venerdì 13 febbraio -3-4. Il prezzo di lancio, fissato a 19,99 euro, accompagna l’approdo su personal computer, sulle piattaforme Sony e Microsoft di attuale generazione e sul sistema ibrido di Kyoto, lasciando invece al prossimo mese di giugno la pubblicazione della copia fisica -5.
Una collezione di cinque versioni, un prototipo inedito e materiali d’archivio
A differenza delle tradizionali operazioni di remaster alle quali l’industria ha abituato il mercato — interventi spesso limitati a una ricostruzione grafica in alta definizione — il progetto curato da Digital Eclipse adotta una filosofia conservativa ben più articolata. La raccolta include cinque distinte versioni del Rayman originale del 1995: quella destinata alla prima PlayStation, la conversione per Atari Jaguar, la release per MS-DOS e le due edizioni per Game Boy Advance e Game Boy Color -3-4. A queste si aggiunge, e si tratta forse del contenuto di maggiore interesse per gli storici del medium e per i collezionisti, un prototipo mai pubblicato né reso giocabile in precedenza, concepito originariamente per il Super Nintendo Entertainment System. Il recupero di questa build, rimasta per decenni nei caveau della software house francese, restituisce uno spaccato del processo creativo che portò alla definizione estetica e meccanica del personaggio senza arti ideato da Michel Ancel.
L’accessibilità come chiave per l’intermedia generazionale
L’impalcatura ludica del Titolo del 1995, noto ai puristi per una curva di difficoltà che talvolta sfociava nella severità tipica di una certa scuola di design giapponese ed europea di metà anni Novanta, è stata affiancata da una serie di accorgimenti tecnici pensati per abbassare la soglia d’ingresso ai nuovi giocatori. L’interfaccia utente è stata integrata con funzioni di rewind — le cui tempistiche sono state fissate in sessanta secondi — e con la possibilità di attivare a piacimento vite illimitate e l’invulnerabilità del protagonista -3-4. Viene così aggirata quella frustrazione che, nelle testimonianze raccolte negli anni dal creatore stesso, aveva spesso allontanato il pubblico contemporaneo dalla riscoperta delle proprie radici videoludiche -7. La colonna sonora, affidata per la revisione a Christophe Héral, compositore storico della serie, non si limita a un semplice riversamento in alta fedeltà ma si configura come una rilettura orchestrata degli originali temi modulari.
Il museo interattivo e i materiali del passato
La componente documentale, marchio di fabbrica delle antologie curate da Digital Eclipse, si materializza in un percorso interattivo della durata complessiva superiore ai cinquanta minuti. Interviste inedite ai membri originari del team di sviluppo, bozzetti preparatori mai divulgati, schede di design e documenti progettuali originali compongono un archivio che traccia l’evoluzione morfologica del personaggio e la costruzione degli universi di gioco, dalla Foresta dei Sogni al caos musicale di Picture City -4. Il numero complessivo dei livelli giocabili è stato incrementato di centoventi unità grazie all’inclusione di percorsi secondari e sfide bonus estrapolate dalle sessioni di sviluppo, un quantitativo che raddoppia virtualmente l’offerta contenutistica del capitolo originario -3-6.
Il silenzio della casa madre e le traiettorie interrotte
L’operazione giunge al termine di un decennio di sostanziale afasia produttiva per il franchise. Rayman Legends, uscito nel 2013 e acclamato dalla critica internazionale, rappresenta l’ultimo episodio principale propriamente inteso, e nonostante i ripetuti annunci relativi a progetti in divenire la casa editrice transalpina non ha mai concretizzato un ritorno alle pubblicazioni periodiche per il suo eroe senza collo -1-6. La notizia di un remake del primo capitolo, messo in cantiere e poi silenziosamente cancellato nel 2021, era emersa solamente grazie a ricostruzioni giornalistiche e a dichiarazioni estemporanee dello stesso Ancel, il quale nelle scorse settimane aveva anticipato — senza peraltro ricevere smentite ufficiali — l’esistenza di questa edizione celebrativa e l’inserimento di checkpoint aggiuntivi -7. La scelta di affidare la collezione a uno specialista esterno come Digital Eclipse e la contestuale assenza, nel corso della presentazione, di qualsivoglia accenno a futuri sviluppi della serie lasciano aperte numerose linee di interrogativo sul destino commerciale e creativo del personaggio a trent’anni esatti dalla sua comparsa sugli schermi catodici.




