Referendum giustizia, Conte attacca Meloni: “Tace sul voto di scambio ma inonda i social. No a questa riforma dell’ingiustizia”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Roma, 18 mar. - Il dibattito intorno al referendum sulla giustizia, che vedrà gli italiani chiamati alle urne il 22 e 23 marzo, si accende di nuovi e aspri confronti, con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che torna a caricare a testa bassa contro la riforma voluta dal centrodestra e, in particolare, contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In una dichiarazione rilasciata oggi, l’ex presidente del Consiglio ha puntato il dito contro quella che definisce una campagna di comunicazione martellante e, al contempo, silente su ciò che accade tra le fila della maggioranza.

La polemica sollevata da Conte si concentra su due fronti distinti, seppur collegati dal filo rosso del presunto tentativo di condizionare il voto. Da un lato, il leader pentastellato ha attaccato l’iperattività mediatica della premier Meloni, rea, a suo dire, di monopolizzare l’etere e i social network per spingere gli elettori verso il "sì". Dall’altro, ha sollevato un caso ben più spinoso: l’accusa, nemmeno troppo velata, rivolta a un esponente di Fratelli d'Italia, colpevole, secondo Conte, di mettere in atto pratiche di voto di scambio clientelare per stanare gli indecisi. "Sono tre giorni che la presidente Meloni inonda le tv e i suoi social per questa campagna referendaria", ha tuonato Conte, sottolineando però come, nello stesso lasso di tempo, non abbia speso "una parola per quanto riguarda un parlamentare di Fratelli d'Italia che sta invitando al voto di scambio clientelare per convincere gli indecisi". Un’accusa grave, quest’ultima, che getta un’ombra sulla correttezza della competizione referendaria e che il Movimento 5 Stelle intende evidentemente utilizzare come grimaldello per smontare la narrativa del governo, incentrata sulla trasparenza e l’efficienza della riforma.

La risposta del Movimento, in questa fase convulsa, è quindi un "no" secco, netto, che Conte ha ribadito con forza, invitando gli elettori a bocciare quella che ha definito una "riforma dell'ingiustizia". Il ragionamento dell’ex premier si sviluppa attorno all’idea che il testo sottoposto a referendum non rappresenti affatto un miglioramento del sistema giudiziario per i cittadini, ma piuttosto un'operazione politica della "casta" per mettersi al riparo da eventuali inchieste. In particolare, Conte ha sottolineato come la modifica costituzionale non serva ai cittadini, bensì a "rivendicare un primato che la politica dovrebbe conquistarsi con la dignità, la forza dei comportamenti e delle condotte". Una frase, quest’ultima, che suona come una critica radicale all’operato del governo e della sua maggioranza, accusati di cercare scorciatoie istituzionali per sottrarsi al controllo della magistratura.

Il duello napoletano e il nodo del sorteggio tra "porcherie" e "finzioni"

Il fronte del confronto, negli stessi minuti in cui Conte rilasciava le sue dichiarazioni, si spostava fisicamente tra i banchi dell’Università Federico II di Napoli. Qui, il leader M5s ha incrociato le argomentazioni con Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio regionale, in un dibattito che ha visto una partecipazione straordinaria di studenti, tanto da costringere l'ateneo ad allestire una seconda aula per seguire l'evento in streaming. In questo contesto, Conte ha affinato le sue critiche, entrando nel merito tecnico della riforma e definendola "una porcheria". Ha rivendicato la bontà della sua precedente proposta di riforma, elaborata con l'ex ministro Bonafede, basata su un sistema di sorteggio "temperato". Un meccanismo, ha spiegato, ben diverso da quello attuale che, a suo avviso, prevede un sorteggio "puro" per i magistrati e uno "farlocco" per i componenti laici, una "finzione" che di fatto consegnerebbe la magistratura al controllo della politica.

La sostanza dell’intervento di Conte, sia a Roma che a Napoli, è parsa chiara: il referendum non è un semplice quesito tecnico sulla separazione delle carriere, ma rappresenta il primo passo di un disegno politico più ampio e pericoloso. Citando dichiarazioni "sfuggite" a vari esponenti della maggioranza, il leader M5s ha messo in guardia gli elettori, in particolare i giovani, da quella che ritiene essere una manovra per zittire i pubblici ministeri, per mettere loro la "mordacchia". Un progetto che, secondo Conte, troverebbe conferma nelle parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, la quale avrebbe auspicato di "levarsi di torno i magistrati". Parole pesanti, che Conte ha rilanciato per dimostrare come l’obiettivo finale non sia affatto la "giustizia giusta", ma l’impunità per la classe politica. "La legge è uguale per tutti", ha scandito, "ed è uguale anche per i politici". Un messaggio diretto, privo di mediazioni, che mira a mobilitare il fronte del "no" all’insegna della difesa della Costituzione e dell’autonomia della magistratura, in vista di una consultazione il cui esito, a pochi giorni dal voto, appare tutt’altro che scontato.

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