La nuova casa attesa, il trasloco nel bosco e la speranza di un ricongiungimento
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Redazione Interno
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PALMOLI – Il cantiere, metaforico prima ancora che materiale, sembra essersi finalmente messo in moto per la famiglia che ha scelto di vivere tra gli alberi di Palmoli. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno riconsegnato le chiavi del B&B, dove avevano trovato momentanea ospitalità dopo la temporanea rinuncia al loro rifugio, e sono ufficialmente rientrati nel casolare di proprietà, quello stesso che – ed è bene ricordarlo – è stato al centro delle contestazioni giudiziarie sfociate nel provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. Scaduto il contratto con l’imprenditore Carusi, i due coniugi anglo-australiani hanno quindi varcato nuovamente quella soglia, dando il via a una fase operativa tanto attesa quanto delicata.
Contestualmente, e la coincidenza non è priva di significato, sono ripartite per l’Australia la madre e la sorella di Catherine, arrivate in Abruzzo proprio per sostenerla nei mesi più aspri della bufera legale e mediatica. Il loro rientro suggella simbolicamente la fine della “fase di stallo”, lasciando il posto a un’azione più concreta. I genitori, ai quali il tribunale ha sospeso la potestà, stanno infatti procedendo con il progetto di ristrutturazione dell’immobile: una condizione sine qua non imposta dai giudici per dimostrare la futura idoneità della casa.
I lavori richiesti e la casa del Comune come soluzione ponte
Non si tratta, va detto, di un semplice ritorno alle origini. L’abitazione, un rudere immerso nel verde, necessita di interventi strutturali significativi – si parla di agibilità, messa a norma degli impianti e adeguamento igienico-sanitario – che dovranno essere certificati. A seguire le operazioni è l’architetta pescarese Maria Mascarucci, e l’attesa è ora tutta rivolta alla presentazione del cronoprogramma dei lavori al Comune di Palmoli. Ma c’è un passaggio fondamentale che riguarda la logistica e la speranza di un lieto fine. Prima del completamento definitivo dei lavori, e a patto che ottengano il via libera al ricongiungimento, la coppia ha accettato una sistemazione temporanea.
L’alloggio, messo a disposizione gratuitamente dal sindaco Giuseppe Masciulli, si trova nei pressi del campo sportivo del paese, ai margini del bosco. Nathan ha già effettuato un sopralluogo per organizzare gli spazi, ma il trasloco in quella sede, come lui stesso ha ribadito, avverrà solo quando i bambini potranno varcarne la soglia con loro. La sua frase, “Tutto è pronto per dormire qua, quando usciranno i bambini”, fotografa con cruda immediatezza la condizione di attesa in cui versano i Trevallion.
Il dolore dell’isolamento materno
Nel frattempo, il filo che lega Catherine ai tre figli – la bimba di 8 anni e i gemelli di 6 – resta sottile come una connessione digitale. Da oltre un mese e mezzo, precisamente da quando il 6 marzo scorso è stata allontanata dalla casa famiglia di Vasto, non le è concesso alcun abbraccio. I giudici, in quell’occasione, ne hanno disposto l’allontanamento giudicandola “ostativa e non rispettosa delle regole interne” della struttura dove risiedeva con i piccoli. Da allora, il rapporto è relegato allo schermo di uno smartphone.
Il culmine di questa sofferenza silenziosa si è toccato lo scorso 13 aprile, giorno del suo 46° compleanno. Nonostante una petizione che aveva raccolto oltre 15mila firme per chiedere una deroga, la comunità ha autorizzato solo una videochiamata. “Non c’è regalo più bello per una madre e i suoi figli di potersi abbracciare e stare insieme”, avevano scritto i promotori dell’appello. Ma la porta della struttura è rimasta chiusa, lasciando la madre a guardare i volti dei propri bambini attraverso un vetro freddo e luminoso, impossibilitata a entrare in quella stanza.
L’attesa della Corte d’Appello
Mentre Catherine si accontenta di uno schermo, Nathan continua le visite quotidiane – ritenuto al momento “idoneo” dai servizi – portando ai figli i messaggi e le coccole della madre assente. I tre bambini, di cui due gemelli, sono stati collocati in quella casa famiglia il 20 novembre dello scorso anno, dopo che l’abitazione nel bosco era stata giudicata inadeguata sotto il profilo della sicurezza e della socialità. Da allora, il tempo sembra essersi sospeso.
L’unico orologio che scandisce i secondi è quello giudiziario. Il 21 aprile scorso si è tenuta l’udienza (a trattazione scritta) in Corte d’Appello dell’Aquila, dove i difensori Marco Femminella e Danila Solinas hanno presentato il reclamo per chiedere il ricongiungimento familiare. I giudici si sono riservati la decisione. Fino a quando non arriverà quella sentenza, che potrebbe essere pubblicata nei prossimi giorni o settimane, i bambini resteranno in comunità e gli alberi di Palmoli continueranno a fare da spettatori silenziosi a questa attesa.




