Famiglia nel bosco, il trasloco apre la strada al ricongiungimento ma la curatrice frena: “Non bastano gli oneri materiali”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nathan Trevallion, come raccontato ai microfoni di “Dentro la Notizia”, ha iniziato in questi giorni a trasferire lenzuola e coperte nella nuova abitazione messa a disposizione dal Comune di Palmoli; un gesto, il suo, carico di una speranza che sembrava essersi smarrita nei mesi di separazione dai tre figli, con la promessa che suona quasi come un mantra: “Ho detto di sì a tutto”. I piccoli – per i quali si attende l’esito del reclamo presentato alla Corte d’Appello dell’Aquila – riceveranno le vaccinazioni e avranno una maestra, rimuovendo così gli ultimi ostacoli materiali che avevano caratterizzato la loro vita nel casolare. Eppure, mentre la coppia si prepara ad accogliere i bambini in quella che dovrebbe essere una sistemazione provvisoria in attesa della fine della ristrutturazione della vecchia dimora, Marika Bolognese – curatrice legale dei minori – ha gelato l’entusiasmo con una relazione che definisce “destituita di fondamento clinico e giuridico” la richiesta di un immediato rientro o, in subordine, di un affido esclusivo al padre.

La distanza che si riannoda (solo) attraverso lo schermo

Nel casolare, che loro stessi hanno ribattezzato “Amelia”, si riaccende intanto un filo, sebbene sottilissimo, tra madre e figli. Catherine, che non abbraccia i suoi bambini da circa un mese e mezzo da quando un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila l’ha allontanata dalla casa famiglia di Vasto per un atteggiamento ritenuto “ostativo e non rispettoso delle regole interne”, è costretta a vederli solo attraverso uno schermo. A riannodare quel legame, almeno in parte, è stata la psicologa Martina Aiello – consulente di parte – la quale, insieme alla ctu Simona Ceccoli, ha utilizzato un metodo tanto semplice quanto doloroso: mostrare ai bambini le fotografie della loro vita precedente, con il cavallo, l’asinello e il gatto. Durante una videochiamata, i piccoli hanno riabilitato la figura materna, commentando quelle immagini e accendendo un sorriso che la lontananza aveva spento. “Un momento emozionante – ha commentato Aiello – una casa inondata da un immenso calore umano”. Per un incontro in presenza, però, bisognerà ancora attendere.

Il ritorno al casolare e il peso dei lavori giudiziari

Scaduto il contratto con il B&B dell’imprenditore che li aveva ospitati, Nathan e Catherine sono tornati da una settimana a vivere nel rudere di Palmoli – privo di acqua e servizi –, quello stesso luogo che è stato al centro delle contestazioni giudiziarie. Contestualmente, i parenti della donna (madre e sorella) sono rientrati in Australia, lasciando la coppia sola ad affrontare la burocrazia. Nonostante il clima emotivamente provato, i genitori stanno seguendo il progetto di ristrutturazione del vecchio casolare, così come richiesto dai giudici; l’architetta Maria Mascarucci sta completando i lavori, mentre al Municipio si attende la presentazione del programma definitivo. Nell’attesa, però, il Tribunale ha di fatto sospeso il trasferimento dei bimbi dalla casa famiglia – dove i minori sono definiti “sereni e integrati” – bloccando quell’allontanamento che sembrava ormai imminente.

La doccia fredda della curatrice e la fragilità del percorso

Proprio quando tutto sembrava volgere al meglio, le dichiarazioni della curatrice legale Marika Bolognese hanno gettato un’ombra sul futuro immediato. Secondo la sua analisi, c’è una differenza abissale tra l’adempimento di “oneri materiali” (come vaccini, istruzione e la disponibilità a traslocare) e il “recupero delle capacità genitoriali”; queste ultime, ha scritto, non possono essere considerate riacquisite solo perché la coppia ha accettato un alloggio. Le perizie psicologiche – che saranno depositate presumibilmente entro la fine del mese – costituiranno il vero spartiacque: se da un lato i consulenti della difesa hanno parlato di “necessità e urgenza” di interrompere la disgregazione dei riferimenti familiari, dall’altro la Cecci e i giudici dell’Aquila non sembrano intenzionati a forzare i tempi. Per i tre bambini, che hanno mostrato ai consulenti le camerette piene di ricordi, la frase “voglio tornare a casa” continua a risuonare come un’eco inascoltata, mentre i genitori sistemano le ultime lenzuola in una casa che, almeno per ora, resta vuota.

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