Famiglia nel bosco, il trasloco nel nuovo alloggio non cancella la doccia fredda della curatrice

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il padre, Nathan Trevallion, ha iniziato in questi giorni a trasferire le prime suppellettili, lenzuola e coperte, nella nuova abitazione che il Comune di Palmoli ha concesso gratuitamente alla coppia. Si tratta di un passaggio materialmente cruciale, se si considera che questo luogo – realizzato vicino al campo sportivo del paese, ai margini della zona boschiva – dovrebbe rappresentare il tetto sotto il quale i tre bambini, attualmente separati dai genitori, potrebbero finalmente riabbracciarli. Lui stesso, apparendo ai microfoni della stampa, ha dichiarato di aver detto “sì a tutto” pur di rivedere i piccoli, accettando le condizioni imposte dall’autorità giudiziaria riguardo a vaccini e istruzione formale, che in passato avevano rappresentato un terreno di forte scontro con i servizi sociali.

Il ritorno nel vecchio casolare e il cantiere della speranza

Parallelamente all’avvio del trasloco, la coppia – che da una settimana ha fatto ritorno nel vecchio casolare nel bosco dopo la scadenza del contratto con il B&B che li ospitava – sta seguendo il progetto di ristrutturazione della loro storica dimora, quella ritenuta inagibile e sprovvista di servizi igienici, acqua e luce. I lavori, richiesti espressamente dai giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, sono seguiti da un’architetta e sono ormai in fase di completamento, tanto che a breve dovrebbe essere presentato il programma dettagliato al Comune. Nonostante l’evidente volontà dei genitori di adeguarsi alle prescrizioni, la loro situazione personale resta segnata dall’ allontanamento dalla prole; la madre, Catherine, attende da un mese e mezzo di poter riabbracciare i suoi figli senza l’interposizione di uno schermo, essendo stata allontanata dalla casa famiglia di Vasto lo scorso 6 marzo con un’ordinanza che la descriveva come “ostativa e non rispettosa delle regole interne”.

L’isolamento di Catherine e il peso della relazione tecnica

Per Catherine, in particolare, la drammaticità della vicenda si misura nella riduzione del legame a meri contatti virtuali. Le sono concesse solo due videochiamate settimanali, senza alcuna possibilità – al momento – di visite in presenza, una condizione che i suoi legali hanno definito lesiva non solo per lei ma anche per il benessere psicologico dei minori, i quali avrebbero mostrato segni di regressione e sofferenza. Se da un lato il trasloco rappresenta una speranza concreta di ricostruzione, dall’altro la recente relazione della curatrice legale dei bambini, Marika Bolognese, ha gettato acqua sul fuoco dell’entusiasmo. La professionista ha infatti puntualizzato, con una formula che suona come un ammonimento per i giudici, che esiste una differenza sostanziale tra l’adempimento di “oneri materiali” – come appunto sistemare una casa nuova o ristrutturarne una vecchia – e il recupero effettivo delle “capacità genitoriali”, che non possono dirsi riacquisite solo per aver accettato un alloggio.

Un ricongiungimento ancora lontano secondo gli atti

La valutazione della curatrice, che si basa sull’osservazione clinica e giuridica della situazione, è particolarmente severa riguardo alle richieste avanzate dalla difesa dei genitori. La richiesta di immediato ricongiungimento familiare o, in subordine, di un affidamento esclusivo al padre, è stata definita dalla Bolognese “allo stato degli atti del tutto destituita di fondamento”. In sostanza, mentre Nathan porta avanti un trasloco che vorrebbe preparare la casa all’arrivo dei bambini, il Tribunale dei minori sembra orientato a valutare ancora con estrema cautela il percorso di crescita della coppia. La tensione tra la risoluzione dei problemi pratici (la casa, i vaccini, la scuola) e la ricostruzione di un equilibrio psicologico ritenuto idoneo a crescere i figli rimane il vero nodo giudiziario di questa vicenda.

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