Foggia, preso il latitante Marolda: nel ’96 l’omicidio del maresciallo Di Resta
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Redazione Interno
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I carabinieri del comando provinciale di Foggia, supportati dalle “teste di cuoio” del Gis – il reparto speciale dell’Arma impiegato per le operazioni più delicate – hanno tratto in arresto, nel cuore della notte, Carmine Marolda, 64 anni, originario di Venosa, in provincia di Potenza. L’uomo, ricercato formalmente dal gennaio 2025 per reati connessi al traffico di sostanze stupefacenti, è stato intercettato in un alloggio popolare di corso del Mezzogiorno. La sua latitanza, durata diversi mesi, si è dunque conclusa senza che lui opponesse resistenza, sebbene le modalità del blitz – condotto in piena notte – lascino intendere la cautela con cui i militari hanno affrontato l’operazione.
Una condanna a 30 anni per un omicidio del 1996
Il nome di Marolda, del resto, non è affatto nuovo agli archivi della criminalità organizzata e comune. Nel 2001, con sentenza passata in giudicato, gli furono inflitti trent’anni di reclusione per concorso nell’omicidio del maresciallo capo Marino Di Resta, medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Quel delitto avvenne il 16 settembre del 1996, a Pescara, nel corso di un conflitto a fuoco sviluppatosi dopo una rapina ai danni di un rappresentante di gioielli, rapinato a Francavilla al Mare. Di Resta venne ucciso mentre cercava di bloccare i banditi in fuga; uno scontro cruento, nel quale Marolda – secondo la ricostruzione giudiziaria – ebbe un ruolo attivo, sebbene non fosse l’unico esecutore materiale.
Un blitz nella notte e la lunga attesa della giustizia
A distanza di quasi trent’anni da quel fatto di sangue, e a oltre vent’anni dalla condanna definitiva, l’arresto di Marolda a Foggia rappresenta un capitolo giudiziario che si chiude solo in parte: pendono infatti su di lui anche le accuse per i reati legati alla droga, che ne avevano motivato la recente ricerca. I militari, durante l’irruzione nell’alloggio popolare, hanno messo in sicurezza l’area senza dover fare ricorso alle armi da fuoco. Il latitante, trasferito in una carcere non ancora reso noto, dovrà rispondere ora della violazione della misura restrittiva che già lo riguardava, oltre che delle nuove contestazioni per spaccio.
La figura del maresciallo Di Resta e il valore della memoria
L’omicidio di Marino Di Resta, nel settembre del 1996, scosse profondamente l’opinione pubblica abruzzese e l’intera Arma dei carabinieri: si trattò di un agguato in piena regola, avvenuto durante una normale attività di servizio. La medaglia d’oro al valor militare conferita alla sua memoria – onorificenza riservata a caduti in azione con estremo coraggio – testimoniano la ferocia di quello scontro a fuoco e la determinazione del sottufficiale. Marolda, nonostante la condanna a trent’anni, era rimasto fino al gennaio 2025 un uomo libero, come dimostra il fatto che la sua irreperibilità fosse iniziata solo da pochi mesi. Resta ancora da chiarire, attraverso i successivi interrogatori e l’eventuale processo per i reati legati alla latitanza e allo spaccio, se l’uomo abbia avuto complici nel nascondiglio foggiano o se abbia agito da solo.




