Sanzioni Usa alla Cpi, Sánchez chiede lo scudo Ue per Francesca Albanese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le sanzioni Usa alla Cpi entrano al centro dello scontro politico europeo dopo la richiesta avanzata da Pedro Sánchez alla Commissione europea di attivare lo statuto di blocco per proteggere Francesca Albanese e i giudici della Corte penale internazionale colpiti dalle misure dell’amministrazione americana. Il premier spagnolo ha scritto a Ursula von der Leyen chiedendo che venga utilizzato lo scudo giuridico europeo per impedire che le restrizioni statunitensi producano effetti anche nei Paesi dell’Unione. La posizione di Madrid arriva mentre continuano le tensioni diplomatiche legate alle critiche rivolte a Israele e alla situazione nella Striscia di Gaza.

Sánchez ha definito le sanzioni “misure abusive” sostenendo che abbiano conseguenze dirette sulla possibilità di lavorare “in maniera indipendente”. Secondo il presidente del governo spagnolo, l’Unione europea non dovrebbe restare inerte di fronte a provvedimenti che riguardano figure internazionali impegnate nelle attività della Corte penale internazionale e delle Nazioni Unite. La richiesta punta all’attivazione dello statuto di blocco europeo, uno strumento giuridico già utilizzato in passato dall’Ue per contrastare l’applicazione extraterritoriale di sanzioni decise da Paesi terzi.

Sánchez rilancia il caso Francesca Albanese

Il tema è stato rilanciato anche durante la presenza di Francesca Albanese a Madrid, dove la relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina ha partecipato a una conferenza stampa al Museo Reina Sofia, davanti al “Guernica” di Pablo Picasso. Accanto a lei c’era il ministro spagnolo della Cultura Jordi Martí Grau, mentre numerosi giornalisti seguivano l’evento dedicato anche alla situazione nella Striscia di Gaza. In quell’occasione Albanese ha dichiarato che “a Gaza non c’è un reale cessate il fuoco”, accusando i leader politici di voler distogliere l’attenzione internazionale dal conflitto.

La presenza della relatrice Onu nella capitale spagnola ha rafforzato l’asse politico con il governo Sánchez, già apertamente schierato contro le sanzioni americane. La richiesta rivolta alla Commissione europea rappresenta infatti un passo ulteriore rispetto alle semplici dichiarazioni diplomatiche, perché mira a ottenere una protezione concreta attraverso gli strumenti normativi dell’Unione. Il dibattito coinvolge anche il ruolo della Corte penale internazionale e il rapporto tra le istituzioni europee e gli Stati Uniti in materia di politica estera e giustizia internazionale.

Lo scontro politico sulle sanzioni americane

La posizione del governo spagnolo ha immediatamente alimentato il confronto politico attorno a Francesca Albanese e alle sue prese di posizione sul conflitto israelo-palestinese. Nell’area critica verso Sánchez viene sottolineata la vicinanza politica tra l’esecutivo spagnolo e la relatrice delle Nazioni Unite, descritta come una figura di riferimento per il fronte pro Palestina. L’incontro di Madrid e la richiesta di protezione avanzata all’Ue sono stati letti come la conferma di un’intesa politica e ideologica già evidente negli ultimi mesi.

Il confronto resta concentrato soprattutto sulle conseguenze delle sanzioni statunitensi e sulla possibilità che l’Unione europea scelga di intervenire direttamente per neutralizzarne gli effetti. Al centro della discussione ci sono la tutela dell’autonomia delle istituzioni internazionali, il ruolo della Corte penale internazionale e la risposta europea a decisioni considerate da Madrid incompatibili con il principio di indipendenza dei giudici e dei funzionari coinvolti. La richiesta di Sánchez ora sposta la pressione sulla Commissione europea e sulla presidente Ursula von der Leyen, chiamata a decidere se aprire un nuovo fronte diplomatico con Washington.

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