La Cpi condanna le sanzioni di Trump, Ue pronta a difendere l'indipendenza della Corte
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Redazione Esteri
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La Corte Penale Internazionale (Cpi) ha definito “deplorevoli” le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump nei confronti del procuratore capo Karim Khan e di altri membri dell’organismo giudiziario internazionale. La decisione statunitense, che include il congelamento dei beni e il divieto di ingresso nel territorio americano, rappresenta una risposta diretta alle indagini avviate dalla Cpi su presunti crimini di guerra commessi dalle forze statunitensi in Afghanistan e da Israele nella Striscia di Gaza. In un post pubblicato sul profilo X della Corte, si legge che la Cpi “continuerà a svolgere il suo mandato giudiziario nell’interesse di milioni di vittime innocenti di atrocità”, ribadendo così la propria determinazione a procedere nonostante le pressioni.
L’Unione Europea, da parte sua, ha espresso un sostegno incrollabile alla Cpi, definendola un pilastro fondamentale del sistema di giustizia internazionale. Michael McGrath, commissario Ue responsabile per la Democrazia, la Giustizia e lo Stato di diritto, ha ricordato durante un dibattito al Parlamento europeo che tutti gli stati membri dell’Ue hanno ratificato lo Statuto di Roma, il trattato istitutivo della Corte, e che tale ratifica è uno dei criteri per l’adesione all’Unione. “L’indipendenza della Corte va difesa a spada tratta”, ha sottolineato McGrath, aggiungendo che l’Ue utilizzerà “tutti gli strumenti” a sua disposizione per proteggere l’integrità della Cpi e del sistema giudiziario internazionale.
Le sanzioni statunitensi, tuttavia, non rappresentano solo un attacco alla Cpi, ma un tentativo più ampio di delegittimare il diritto internazionale. Come evidenziato da un documento diffuso dalla Fondazione Perugia-Assisi per la cultura della pace, l’attacco in corso è “un atto eversivo pari a un colpo di stato internazionale contro la giustizia, la legalità, la democrazia e il diritto internazionale”. Il testo mette in guardia contro il pericolo di sottovalutare una situazione che minaccia non solo l’operato della Cpi, ma i principi stessi su cui si fonda l’ordine globale.
La posizione dell’amministrazione Trump, che ha scelto di colpire direttamente la Corte, si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra la Casa Bianca e le istituzioni internazionali. Negli ultimi mesi, numerosi tribunali statunitensi hanno bloccato diversi ordini esecutivi emanati dal presidente, evidenziando una crescente frattura tra il potere esecutivo e quello giudiziario. La Cpi, in questo scenario, si trova a rappresentare non solo un baluardo della giustizia internazionale, ma anche un simbolo di resistenza contro tentativi di minarne l’autorità.




