Trump firma ordine esecutivo contro la Corte penale internazionale: reazioni e implicazioni
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Redazione Esteri
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Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni alla Corte penale internazionale (Cpi), accusandola di aver intrapreso "azioni illegali e infondate contro l'America e il nostro stretto alleato Israele". Il provvedimento, reso noto dalla Casa Bianca, vieta l'ingresso negli Stati Uniti ai funzionari, ai dipendenti e agli agenti della Cpi, oltre che ai loro familiari più stretti e a chiunque sia ritenuto collaboratore delle indagini della Corte. Una mossa che, secondo molti osservatori, rappresenta un attacco diretto all'indipendenza della giustizia internazionale.
La decisione di Trump, annunciata il 6 febbraio, ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso sostegno alla misura, definendola un passo necessario per proteggere Israele da quello che ha descritto come un "tentativo di criminalizzazione" da parte della Cpi. Dall'altro, la Corte dell'Aja ha condannato fermamente l'ordine esecutivo, sottolineando come le sanzioni minaccino la sua capacità di operare in modo indipendente e imparziale. In un comunicato ufficiale, la Cpi ha ribadito il suo impegno a proseguire il lavoro di giustizia globale, nonostante le pressioni.
Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha definito l'atto di Trump "sconsiderato", aggiungendo che invia un messaggio pericoloso: quello secondo cui Israele sarebbe al di sopra della legge e dei principi universali della giustizia internazionale. Callamard ha inoltre evidenziato come la mossa del presidente americano sembri avallare l'impunità per presunti crimini commessi da Israele, alimentando un clima di sfiducia verso le istituzioni internazionali.
Non è mancato il sostegno dell'Unione Europea alla Cpi. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha espresso su X il pieno appoggio alla Corte, definendola uno "scudo" per le vittime di crimini internazionali. "La Cpi garantisce l'accertamento delle responsabilità e dà voce alle vittime in tutto il mondo. Deve poter proseguire liberamente la lotta contro l'impunità globale", ha scritto von der Leyen, ribadendo l'impegno dell'Europa a difendere il diritto internazionale.
La Cpi, istituita nel 2002 per perseguire crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidi, non è mai stata riconosciuta né dagli Stati Uniti né da Israele. Le indagini della Corte su presunti crimini commessi da militari americani in Afghanistan e da autorità israeliane nei territori palestinesi hanno alimentato tensioni con Washington e Tel Aviv, portando alla decisione di Trump. Tuttavia, la mossa del presidente americano rischia di isolare ulteriormente gli Stati Uniti sulla scena internazionale, già divisa da questioni come il cambiamento climatico e la gestione della pandemia




