Onu chiede a Trump di revocare le sanzioni alla Corte penale internazionale
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Redazione Esteri
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Milano, 7 febbraio – L’Onu ha espresso profondo rammarico per la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre sanzioni alla Corte penale internazionale (Cpi), esortandolo a revocare una misura che ha definito “preoccupante”. Ravina Shamdasani, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha dichiarato: «Siamo profondamente dispiaciuti per le sanzioni individuali annunciate ieri contro il personale del tribunale e chiediamo che questa misura venga revocata». La posizione dell’Onu riflette una tensione crescente tra Washington e l’organismo internazionale, istituito nel 2002 per perseguire crimini di guerra, genocidi e crimini contro l’umanità.
La Corte penale internazionale, nata dal Trattato di Roma, ha il compito di indagare e, se necessario, processare individui accusati di crimini che riguardano la comunità globale. Nonostante i 125 Paesi membri, tra cui molti europei, la Cpi non gode del sostegno di Stati Uniti e Israele, che non ne riconoscono la giurisdizione. Proprio questa mancanza di adesione ha alimentato le critiche di Trump, il quale ha firmato un ordine esecutivo che impone multe e restrizioni sui visti per i funzionari della Corte, accusandola di aver preso di mira ingiustamente cittadini americani e israeliani.
La mossa di Trump ha diviso la scena internazionale. Mentre il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha espresso gratitudine per il sostegno americano, definendo la Cpi «un’istituzione politicizzata», l’Unione europea ha reagito con fermezza. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha sottolineato su X l’importanza della Corte nel contrastare l’impunità globale: «La Cpi garantisce l'accertamento delle responsabilità per i crimini internazionali e dà voce alle vittime in tutto il mondo. Deve poter proseguire liberamente la lotta contro l'impunità globale. L'Europa sarà sempre a favore della giustizia e del rispetto del diritto internazionale».
Anche il governo italiano, seppur con toni più cauti, ha espresso preoccupazione. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha precisato che «criticare la Corte non vuol dire essere contro le istituzioni», riferendosi alle tensioni tra Roma e l’Aja per il caso Almasri, che ha visto l’Italia in disaccordo con alcune decisioni della Cpi. Tuttavia, Tajani ha ribadito l’importanza di preservare l’integrità della giustizia internazionale, un principio condiviso dalla maggior parte dei Paesi europei.
Le sanzioni americane, che includono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso negli Stati Uniti per i funzionari della Cpi, rischiano di minare ulteriormente il ruolo dell’istituzione, già oggetto di critiche per la sua presunta inefficienza e parzialità. Nonostante ciò, la Corte continua a rappresentare un baluardo per le vittime di crimini atroci, come dimostrano le indagini in corso in Paesi come la Repubblica Democratica del Congo e il Sudan




