Sanzioni alla Cpi: Costa denuncia il rischio per la giustizia internazionale
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Redazione Esteri
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Roma, 8 febbraio – “Sanzionare la Corte penale internazionale (Cpi) minaccia l’indipendenza della Corte e mina il sistema di giustizia penale internazionale nel suo complesso”. Con queste parole, pubblicate oggi su X, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha espresso la sua preoccupazione riguardo alle recenti misure adottate contro l’organismo giudiziario con sede all’Aja. Costa, che ieri ha incontrato la presidente della Cpi, la giudice Tomoko Akane, ha ribadito il ruolo cruciale della Corte nel “rendere giustizia alle vittime di alcuni dei crimini più orribili del mondo”, sottolineando come “indipendenza e imparzialità siano caratteristiche irrinunciabili del suo operato”.
La Cpi, che attualmente gestisce 12 inchieste e ha 31 imputati a piede libero, si trova al centro di una tempesta politica senza precedenti. L’offensiva, che ha raggiunto il suo apice con l’ordine esecutivo degli Stati Uniti, ha costretto la Corte a rilasciare una nota ufficiale in cui condanna le sanzioni e ribadisce il proprio impegno a “garantire giustizia e speranza a milioni di vittime innocenti in tutto il mondo”. Una presa di posizione netta, che però non ha fermato le critiche né attenuato le tensioni.
Mentre l’Unione Europea e le Nazioni Unite hanno espresso solidarietà alla Cpi, l’Italia ha scelto una linea diversa. Roma, infatti, si è defilata dall’appello unitario dell’Onu rivolto agli Stati Uniti, suscitando polemiche e interpretazioni contrastanti. Alcuni osservatori hanno letto questa mossa come un segnale di avvicinamento alla politica estera di Donald Trump, in un momento in cui il governo Meloni punta a rafforzare i legami con Washington. Una scelta che, se da un lato potrebbe aprire nuove opportunità diplomatiche, dall’altro rischia di indebolire la posizione internazionale del Paese su temi sensibili come la giustizia globale.
Intanto, la Cpi può contare sul sostegno di 79 Paesi aderenti, che hanno condannato le sanzioni annunciate dalla Casa Bianca lo scorso 6 febbraio. La Corte, dal canto suo, ha espresso gratitudine per il supporto ricevuto, confermando la volontà di proseguire il proprio lavoro nonostante le pressioni. Un impegno che, come ricordato dalla stessa Akane, rappresenta l’unica speranza per milioni di persone che hanno subito atrocità e che attendono giustizia da anni.




