La foto che non voleva essere padre: l’eurodeputato Squarta nel mirino della disinformazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che i social network rappresentino il regno dell’imbecille, per citare la celebre lectio magistralis di Umberto Eco del 2015, lo si era capito da tempo; eppure l’ultima tempesta mediatica scoppiata attorno alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, offre una prova lampante di come la manipolazione dell’immagine possa trasformare un innocuo ricordo di gioventù in un’arma politica spuntata. Nei giorni scorsi ha preso a circolare con insistenza sul web una fotografia in bianco e nero, leggermente sgranata, che ritrae una giovanissima Meloni accanto a un uomo. Secondo la didascalia malevola apposta da alcuni profili social – molti dei quali contraddistinti da simboli pentastellati nelle immagini di copertina – quell’uomo sarebbe suo padre, Francesco Meloni, detto Franco. L’insinuazione era velenosa e mirata: se la premier frequentava il padre da adulta, allora avrebbe mentito in Aula e in numerose interviste, laddove ha sempre sostenuto di aver interrotto ogni rapporto con il genitore all’età di undici anni.

“Quell’uomo sono io”: la smentita secca dell’eurodeputato

La ricostruzione, benché virale, si è rivelata fragilissima non appena si è prestata attenzione ai soggetti ritratti. A smontare pezzo per pezzo il fake ci ha pensato direttamente il protagonista maschile dello scatto, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Marco Squarta. Con un post che mescola ironia e indignazione, Squarta ha rivendicato la paternità dell’immagine – quella vera, non quella presunta – chiarendo di essere lui l’uomo in questione: una foto scattata oltre vent’anni fa, durante un congresso di Azione Giovani, quando lui e Meloni erano due ragazzi alle prime armi con la politica. «Avete seri problemi», ha scritto Squarta, sottolineando un dettaglio che rende l’accusa ancor più assurda: lui è addirittura più giovane della premier, sebbene nella foto sgranata possa apparire più maturo. La circostanza, come ha osservato la stessa Meloni commentando la vicenda, rasenta il grottesco: «Certo, capisco che da quella foto qualcuno avrebbe potuto scambiarlo pure per mio nonno», ha dichiarato la presidente del Consiglio, concludendo amaramente che a questo punto «non siamo più nemmeno al fango, siamo al cabaret».

Un passato di dolore e un padre (quello vero) lontano

La storia personale di Francesco Meloni, deceduto nel 2012, è stata tirata in ballo a più riprese negli ultimi anni, spesso utilizzata come una clava per colpire la leader di Fratelli d’Italia. Già nei giorni immediatamente successivi alla vittoria elettorale del 2022, il quotidiano Repubblica aveva ricordato la condanna per narcotraffico subita dall’uomo in Spagna nel 1995, una vicenda giudiziaria che lo aveva visto coinvolto nel trasporto di un ingente carico di hashish. Tuttavia, chi cerca di utilizzare queste informazioni per gettare discredito sulla premier si scontra con una biografia dolorosa e trasparente: la stessa Meloni ha sempre raccontato l’abbandono da parte del padre, avvenuto quando era in fasce, e la decisione autonoma di interrompere ogni contatto a undici anni. «Se una bambina decide che il padre non lo vuole vedere più, evidentemente quest’uomo qualcosa ha fatto», confessò in una celebre intervista a *Belve*, aggiungendo di non aver provato alcunché alla notizia della sua morte, «come se fosse morto un personaggio della tv».

Quando la macchina del fango si inceppa sul grottesco

L’operazione di delegittimazione tentata in queste ore, sebbene maldestra, rivela una certa disperazione nel tentativo di scalfire l’immagine pubblica della premier. Non è la prima volta che si cerca di istituire un legame diretto tra la sua figura e vicende di malavita – si ricordano le suggestioni lanciate dalla trasmissione *Report* riguardo a presunti legami tra il padre e la criminalità organizzata – ma stavolta l’artificio è risultato talmente grossolano da ritorcersi contro i suoi stessi artefici. Marco Squarta, sentitosi derubato della propria identità per essere stato scambiato per il genitore di una sua coetanea, ha già annunciato di voler procedere per vie legali, così come i vertici del partito hanno denunciato l’ennesima «mistificazione personale» da parte di chi, mancando di argomenti politici, ricorre alla menzogna. Mentre la foto continua a essere condivisa e commentata, la verità – noiosa e semplice – resta quella certificata dall’album dei ricordi di Squarta: si trattava solo di un raduno politico e di due amici davanti all’obiettivo.

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