Vacanze in guerra, il turismo va a rotoli: prenotazioni giù del 90%

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’estate, tradizionalmente la stagione d’oro per chi vive di viaggi e soggiorni, si tinge quest’anno di grigio scuro. Il conflitto in Medio Oriente, con la sua scia di incertezze e la sua capacità di alterare gli equilibri globali, sta producendo un effetto tangibile – e per certi versi devastante – sul comparto turistico italiano. Le prenotazioni sono crollate verticalmente, toccando punte del 90% in meno per alcune destinazioni, mentre le disdette si accumulano nelle agende degli operatori. Il turista medio, quello che magari aveva già immaginato una crociera nel Mar Rosso o un soggiorno in una località del Mediterraneo orientale, preferisce ora rimandare o cambiare rotta, orientandosi verso mete che percepisce come meno esposte al rischio bellico.

L’Osservatorio di Aidit Federturismo Confindustria, realizzato a marzo su un campione di 235 agenzie di viaggio sparse su tutto il territorio nazionale, restituisce una fotografia impietosa: il 72,2% degli operatori interpellati prevede una contrazione netta della domanda. Non si tratta, occorre precisarlo, di una semplice flessione fisiologica. È un vero e proprio terremoto nei comportamenti d’acquisto, dove la paura – e con essa la complessità gestionale legata a rimborsi e riprogrammazioni – prende il sopravvento sul desiderio di evasione. Eppure, non mancano voci che invitano a non generalizzare.

Il quadro marchigiano secondo Scaramucci: tra cautela e turismo interno

Federico Scaramucci, presidente di Assoviaggi e figura di spicco del comparto Tour Operator di Confesercenti, analizza la situazione specifica delle Marche e in particolare della provincia di Pesaro e Urbino con una cautela che rasenta la prudenza. «Il quadro delle prenotazioni – sottolinea – è complesso e in continua evoluzione». Le sue parole, rilasciate in un contesto di incertezza crescente, mettono in luce un aspetto spesso trascurato: le dinamiche internazionali (quelle legate ai fronti di guerra, per intenderci) possono rivoluzionare gli scenari di settimana in settimana, rendendo vana qualsiasi previsione a medio termine. Scaramucci parla di un calo che oscilla tra il 10 e il 20% imputabile direttamente al conflitto, ma aggiunge un dato controintuitivo: lo stesso clima di tensione sembra spingere, seppur in misura limitata, il turismo interno. Gli italiani, insomma, rinunciano a partire per l’estero ma non smettono di viaggiare, ripiegando su soluzioni più vicine a casa.

La mazzata economica e l’eccezione friulana: Trieste tiene il passo

La guerra, si sa, è nemica giurata del commercio. Le agenzie di viaggio e i tour operator hanno già bruciato, stando alle prime stime, circa 100 milioni di euro in viaggi saltati verso l’estero. Un’emorragia che rischia di aggravarsi con l’avvicinarsi della stagione estiva, perché a preoccupare gli addetti ai lavori non è tanto la Pasqua (periodo ancora gestibile) quanto i mesi di giugno, luglio e agosto. Esiste però un’eccezione che merita di essere raccontata: il Friuli Venezia Giulia, e in particolare Trieste, sembra resistere alla marea. Maurizio Giudici, presidente di Federalberghi del capoluogo regionale, spiega che l’occupazione delle stanze (negli alberghi, nei B&B e nelle case vacanza) sfiora il sold out nel periodo pasquale. Un dato, quest’ultimo, che dimostra come l’impatto della crisi non sia uniforme, ma vada letto attraverso una lente geografica e territoriale.

Iran e tensioni geopolitiche: il report Aidit che ridisegna le mete sicure

L’analisi dell’Osservatorio Aidit Federturismo Confindustria, che Adnkronos/Labitalia ha potuto visionare in anteprima, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Le tensioni geopolitiche, con il ruolo centrale dell’Iran nello scacchiere mediorientale, stanno incidendo in modo rilevante sul mercato turistico italiano. Non solo prenotazioni giù e cancellazioni in aumento, ma anche una crescita dei costi generali per gli operatori della distribuzione, costretti a rivedere polizze assicurative, a gestire rimborsi complessi e a informare una clientela sempre più spaventata. Di fronte a questo scenario, la domanda che molti si pongono – quali siano le mete più sicure – trova risposta nella pratica quotidiana delle agenzie: gli acquisti si concentrano verso destinazioni occidentali o comunque lontane dal raggio d’azione del conflitto. Ma nessuno, oggi, può tracciare una mappa definitiva. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, siede alla Casa Bianca in un momento di rinnovata tensione internazionale, e la sua linea politica pesa come un macigno sugli equilibri globali. E intanto le agenzie di viaggio italiane, strette tra disdette e rincari, attendono l’estate con il fiato sospeso.

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