Meloni a Cipro tra deficit, scostamento e il rebus dei conti pubblici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   AGIA NAPA (CIPRO) – La brezza che spazza la costa dell’isola, spesso sorvolata dai droni dei pasdaran, fa da sfondo a un vertice Ue informale che per l’Italia rappresenta un banco di prova decisivo. Giorgia Meloni, arrivata a Cipro per l’incontro con gli altri capi di Stato e di governo, ha subito messo le mani avanti su tre dossier caldi – economia, energia e migranti – senza però nascondere le crepe che attraversano i conti pubblici. E lo fa con un approccio diretto, quasi crudo, mentre il ministro Giorgetti avverte che i margini di bilancio si stanno assottigliando pericolosamente a causa delle tensioni internazionali e del caro energia. Il quadro che emerge dalla due giorni nell’isola, dunque, è quello di una presidente del Consiglio che chiede a gran voce “più coraggio” all’Europa.

Il nodo principale, quello economico, ruota attorno al famigerato 3% di deficit. «I conti sono molto in ordine – ha dichiarato Meloni nel corso di un punto stampa – quando ci siamo insediati avevamo un deficit all’8,1%, oggi lo abbiamo al 3,1%». Un dato, questo, che l’esecutivo considera un successo, specialmente se paragonato alle previsioni iniziali che si fermavano al 3,3%. Tuttavia, il mancato raggiungimento della soglia fatidica – un obiettivo sfumato per un decimale – impedisce all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura d’infrazione. Un’occasione persa che la premier attribuisce senza mezzi termini agli “eredi” del passato. «Purtroppo pesa il disordine di ieri – ha attaccato –, finirò di pagare i debiti del Superbonus lasciati da qualcun altro quando ci saranno le prossime elezioni politiche». La misura, definita “sciagurata” da Palazzo Chigi, continua a gravare come un macigno sulle casse statali, togliendo margini per sanità e sostegno ai redditi.

E se l’eredità del passato è un freno, il presente non concede tregua. Di fronte alla prospettiva di una nuova impennata dei prezzi dell’energia legata alla crisi in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, Meloni ha lasciato aperta la porta a uno scostamento di bilancio. «Vediamo – ha risposto ai cronisti – prima capiremo quali regole avremo a livello europeo, poi decideremo come muoverci. Ad oggi non escludiamo nulla». Una dichiarazione che suona come un avvertimento a Bruxelles: se non ci sarà flessibilità sulle spese per fronteggiare il caro bollette, l’Italia è pronta a deviare dal percorso di rientro, magari seguendo il modello già applicato per le spese militari (il cosiddetto Safe) dove certi investimenti non vengono conteggiati nel calcolo del deficit.

La scommessa albanese e il pressing sulle regole

Sul fronte migratorio, poi, la sfida si sposta sui binari della legalità europea. Meloni ha difeso il protocollo con l’Albania, nonostante i numeri finora restituiscano un bilancio di appena 83 rimpatri effettuati a fronte dei 36mila annui promessi in fase di lancio. Le strutture di Gjader, al momento, sono utilizzate molto al di sotto della loro capacità originaria e la Corte di Giustizia europea deve ancora esprimersi sulla compatibilità del trasferimento dei migranti in un Paese terzo extra Ue. Il meccanismo giudiziario, in questo senso, ha finora rappresentato un ostacolo per l’esecutivo, con i giudici che hanno spesso dovuto riportare gli stranieri in Italia prima di processarli, vanificando la logica del “respingimento rapido”. Tuttavia, l’esecutivo spera che il via libera politico ottenuto nell’isola possa sbloccare una gestione più duttile dei flussi, in un contesto dove l’Europa cerca soluzioni “innovative” per arginare l’immigrazione irregolare.

Energia e droni: il contesto di una riunione ad alta tensione

Il vertice di Agia Napa si svolge in un clima di sicurezza teso, caratterizzato dalla minaccia dei droni che hanno preso di mira anche lo spazio aereo dell’isola. Un contesto che rende la discussione sulla sicurezza energetica e sulla difesa non più rinviabile. «Quando ci si muove troppo tardi – ha avvertito la premier – il prezzo da pagare è più alto». La richiesta italiana all’Unione è chiara: sospendere o quantomeno allentare i vincoli del Patto di Stabilità per permettere agli Stati membri di intervenire senza il timore delle sanzioni. La proposta della Commissione von der Leyen, che prevede aiuti di Stato e voucher per le famiglie, è stata accolta come un “passo avanti”, ma considerata dalla presidente del Consiglio largamente insufficiente. «Apprezzo lo sforzo – ha spiegato –, ma lo spazio fiscale non è lo stesso per tutti. Se si vuole salvare l’industria, bisogna ragionare su un modello per cui queste spese non vengano conteggiate».

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