Maltrattamenti in famiglia, il consigliere Singh indagato a Brescia
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Redazione Interno
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Una vicenda che scuote la politica locale e riapre il dibattito sui diritti delle donne nelle famiglie immigrate. Balwinder Singh, 49 anni, consigliere comunale di opposizione a Brescia eletto con la lista di centrodestra Fabio Rolfi sindaco, è finito nel mirino della giustizia insieme alla moglie per presunti maltrattamenti ai danni delle figlie, iniziati, secondo gli inquirenti, già nel 2005. Per entrambi è stato disposto il divieto di avvicinamento alle giovani e l’applicazione del braccialetto elettronico, misura cautelare che Singh ha già mostrato in aula durante l’ultima seduta.
Le indagini, partite da una denuncia anonima, hanno portato alla luce un clima di violenza domestica in cui le figlie sarebbero state punite fisicamente per comportamenti ritenuti inaccettabili dalla famiglia. Bastonate in cantina se osavano chattare con coetanei italiani, tagliarsi i capelli o indossare abiti che lasciavano intravedere l’ombelico. Ma ciò che più colpisce, tra le accuse, è il riferimento a Saman Abbas, la giovane uccisa nel 2021 per aver rifiutato un matrimonio combinato: le figlie avrebbero subito minacce simili, con il padre che, secondo la ricostruzione, elogiava i genitori della vittima di Reggio Emilia come esempio da seguire.
Paradossale il contrasto tra la vita privata del consigliere e la sua immagine pubblica. Mentre in consiglio comunale si spendeva per l’integrazione multiculturale, in casa imponeva regole ferree, vietando alle figlie qualsiasi forma di emancipazione. L’ipocrisia è emersa grazie a un biglietto consegnato da una delle ragazze a un’insegnante durante una mostra contro la violenza di genere: «Subisco pesanti maltrattamenti da parte di mio padre, non so più come devo fare». Un grido d’aiuto che ha costretto le autorità a intervenire.




