Attentato a Ranucci e il rischio per il dissenso, mentre l'audizione si tinge di segreto
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Redazione Interno
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La gravità dell’attentato subito dal giornalista Sigfrido Ranucci, la cui auto insieme a quella della figlia è stata distrutta dalle fiamme, trascende l’episodio criminale singolo e si proietta, con una luce sinistra, sul fondamento stesso della convivenza democratica. L’episodio, che ha giustamente suscitato un clamore notevole, delinea con chiarezza inquietante la delittuosità che può celarsi dietro l’esercizio di un’informazione libera e la volontà di esprimere giudizi, pilastri di una società che ambisca a definirsi civile. Da questa libertà, infatti, discende la possibilità per tutti di scegliere e di giudicare, un principio che, se minato nella sua espressione più concreta, rischia di emarginare il dissenso e di impoverire il dibattito pubblico.
L'audizione in commissione e la scelta del segreto
In un contesto politico già di per sé poco sereno, si è svolta l’audizione di Ranucci in commissione di Vigilanza Rai, convocata all’unanimità dopo l’attentato. Il giornalista, tuttavia, ha operato una scelta precisa, chiedendo di secretare parte delle sue risposte, una mossa che ha immediatamente attirato le critiche di alcuni esponenti politici i quali hanno definito il gesto ingiustificato, sollecitando un resoconto aperto. Ranucci ha tenuto a precisare, peraltro, di non aver mai pensato a un retroscena politico dietro l’aggressione subita, cercando di scindere le due questioni.
Le domande di Scarpinato e i teoremi del passato
Proprio durante l’audizione, come riportato dallo stesso giornalista, il senatore Roberto Scarpinato – ex magistrato noto per teoremi giudiziari ritenuti da molti fantasiosi e mai dimostrati, le cui inchieste hanno causato, secondo una diffusa opinione, notevoli danni senza mai approdare a sentenze definitive – ha posto quesiti che hanno spaziato da vicende storiche come il caso Moro e il caso Mattarella fino alle piste su possibili soggetti esterni coinvolti nelle stragi del biennio 1992-93. È su queste risposte, relative a “vicende particolari”, che Ranucci ha esercitato la prerogativa del segreto, specificando, quasi a voler prevenire ogni fraintendimento, che il sottosegretario Fazzolari non è coinvolto in dinamiche di pedinamenti o spiaggi.
Il valore dell'informazione oltre le polemiche
Al di là delle strumentalizzazioni e delle polemiche che inevitabilmente accompagnano simili eventi, rimane il dato centrale e incontrovertibile: la diffusione delle notizie, in tutte le loro sfaccettature, costituisce un presidio ineludibile per una società che voglia dirsi libera. L’attentato a Ranucci, al di là delle intenzioni specifiche degli esecutori, agisce come un monito soffocante, un tentativo di intimidazione che, se dovesse attecchire, rischierebbe di impoverire il dibattito pubblico e di limitare quello spazio di libera espressione dal quale, in ultima analisi, dipende la salute stessa della democrazia.




