L’exit tax sulle banche italiane, quanto peserà secondo Barclays

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo italiano, dopo un acceso dibattito interno, ha finalmente definito i contorni della nuova imposta destinata al settore creditizio, una misura che si è sviluppata parallelamente alle disposizioni riguardanti le imposte differite attive. Secondo le stime più accreditate, la combinazione di questi due strumenti fiscali, il cosiddetto contributo e la gestione dei dta, è destinata a produrre un gettito complessivo che non dovrebbe scendere al di sotto dei quattro miliardi di euro, una cifra significativa per le casse dello Stato. L’esecutivo, nel tentativo di chiudere rapidamente l’iter della legge di bilancia, ha convocato per il 17 ottobre il Consiglio dei ministri, l’organo collegiale chiamato a dare il via libera definitivo a una manovra economica attesa con notevole trepidazione dai mercati e dalle istituzioni europee.

Il nervosismo della vigilia e la posizione della Lega

La seduta del Consiglio dei ministri, fissata per le undici di questa mattina, rappresenta l’ultimo passo formale prima che il documento programmatico possa essere ufficialmente trasmesso al Parlamento e, contestualmente, alle autorità di Bruxelles, ponendo fine a un periodo di intense trattative. Il fulcro delle discussioni più recenti, quelle che hanno generato il maggior nervosismo, ha ruotato proprio attorno all’entità e alla natura del prelievo da applicare agli istituti di credito e alle compagnie assicurative, un provvedimento che trova il suo principale sostenitore nella Lega. Il partito, del resto, non nasconde la sua volontà di tassare quelli che definisce extraprofitti del settore bancario, un’idea che circola da tempo e che è stata riproposta con forza già lo scorso anno, quando si iniziò a parlare degli effetti benefici generati per le banche dal rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Bce.

Le perplessità dell'opposizione e lo scenario di Piazza Affari

Dall’opposizione, tuttavia, non mancano le voci critiche, come quella di Elly Schlein, la quale ha espresso pubblicamente i suoi dubbi sull’efficacia della misura. "Io temo che sia come l’anno scorso, un prestito che sarà poi restituito, altro che tassazione sugli extra profitti", ha dichiarato la leader del Pd, aggiungendo che persino il Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, avrebbe fatto riferimento alla questione. Intanto, mentre il mondo politico discute, le banche italiane registrano performance negative a Piazza Affari, con l’indice FTSE MIB in netto calo a causa di un clima di generale apprensione, acuito dalle recenti difficoltà legate ai crediti deteriorati delle banche regionali statunitensi. Tra i titoli che hanno subito le perdite più consistenti spiccano i nomi di Banca Mediolanum e di Bper, seguite da Banca Mps e da Banca Popolare di Sondrio; a queste si aggiungono, seppur con ribassi meno marcati, i corsi di Unicredit, di Banco Bpm, di Mediobanca e di Intesa Sanpaolo, che completano un quadro complessivamente negativo per il comparto.

L'impatto finanziario e le prospettive immediate

L’analisi condotta da Barclays, che ha cercato di quantificare l’impatto reale di questa exit tax, suggerisce un peso non trascurabile per gli istituti finanziari, i quali si trovano a dover far fronte a una richiesta di contribuzione straordinaria in un momento già delicato per gli equilibri dei listini. La situazione, per molti versi, appare in divenire, con gli effetti concreti della manovra che si potranno valutare appieno solo dopo la sua approvazione definitiva e la successiva attuazione, un passaggio che determinerà l’effettivo onere a carico delle singole realtà bancarie.

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