Sofia Goggia vince la prima Coppa del mondo di supergigante
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Redazione Sport
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La trentatreenne bergamasca, già quattro volte vincitrice della Coppa del mondo di discesa libera, ha centrato l’obiettivo che le mancava nell’ultima gara stagionale, disputatasi sulle nevi di Kvitfjell, in Norvegia. Con il tempo di 1’29”23, Goggia ha imposto la propria supremazia su un tracciato che, per le caratteristiche tecniche, avrebbe potuto favorire le avversarie, dimostrando invece una maturità agonistica e una capacità di gestione della pressione che hanno fatto la differenza in un contesto – le finali di Coppa – dove ogni dettaglio può risultare decisivo.
La gara, che costituiva l’atto conclusivo della specialità, ha assunto fin da subito i contorni di un testa a testa tra l’azzurra e la neozelandese Alice Robinson, l’unica atleta aritmeticamente in grado di insidiare la leadership della classifica di specialità. Sofia Goggia, partita con il pettorale numero 8, ha costruito la sua prova su una progressione costante, limitando al minimo le oscillazioni e trovando la massima fluidità nelle sezioni più insidiose. La sua rivetta, scesa con il numero 11, ha invece pagato a caro prezzo un approccio al muro troppo ambizioso, accumulando una serie di errori di traiettoria che l’hanno proiettata a oltre due secondi e mezzo dalla vetta, vanificando così ogni speranza di rimonta.
L’attesa e la liberazione nel leader’s corner
Al traguardo, la reazione della sciatrice delle Fiamme Gialle ha raccontato più di qualsiasi dichiarazione: la tensione accumulata nei giorni precedenti si è sciolta in un pianto liberatorio, un’emozione che ha colpito chi la segue perché insolita per un’atleta abituata a gestire trionfi ben più pesanti in termini di medaglie. A circondarla, subito dopo il taglio del traguardo, sono arrivate le compagne di squadra per un abbraccio collettivo, a suggellare l’importanza di questo risultato non solo per la singola atleta ma per l’intero movimento. Con questo successo, la classifica di specialità si è definitivamente cristallizzata a suo favore: il quinto globo di cristallo in carriera, dopo i quattro conquistati nella disciplina regina tra il 2018 e il 2023.
Una stagione di evoluzione tecnica e nuovi equilibri
Questo primato nel supergigante rappresenta per la campionessa olimpica di Pyeongchang un’evoluzione significativa del proprio bagaglio tecnico, frutto di un lavoro estivo mirato a recuperare competitività anche nelle specialità più tecniche, come il gigante, da cui era parzialmente uscita negli anni d’oro della velocità pura. Pur in una stagione che non l’ha vista dominatrice assoluta in discesa come in passato, la capacità di adattarsi a un palinsesto di gare variegato le ha permesso di conquistare comunque un bronzo olimpico nella disciplina regina e di chiudere al quarto posto nella classifica generale, dimostrando una consistenza di rendimento che pochi avrebbero pronosticato a inizio inverno.
Sul podio di giornata, alle spalle dell’azzurra, si è piazzata la svizzera Corinne Suter, autrice di una prova solida che l’ha portata a precedere la tedesca Kira Weidle-Winkelmann, terza classificata. L’Italia ha così concluso le finali norvegesi con un bis di grande prestigio, dopo il trionfo di Laura Pirovano nella discesa libera del giorno precedente, a testimoniare la profondità di un gruppo femminile che sta attraversando uno dei periodi più prolifici della sua storia.
L’albo d’oro e il lascito di una campionessa
Con questo successo, Sofia Goggia è diventata la seconda italiana di sempre a vincere la Coppa del mondo di supergigante, inserendo il proprio nome nell’albo d’oro accanto a quello di Federica Brignone (che trionfò nella stagione 2021/22). Un traguardo che, considerando la carriera già densa di successi e la longevità ai massimi livelli, aggiunge un ulteriore tassello alla storia di un’atleta capace di reinventarsi pur restando fedele al proprio istinto aggressivo. Le condizioni della pista norvegese, rese complesse dalle variabili meteo tipiche di queste latitudini, non hanno intimorito la bergamasca, che ha saputo gestire il vantaggio accumulato in classifica con la stessa determinazione che mette nelle discese secche. L’Italsci femminile, reduce da una stagione ricca di soddisfazioni olimpiche e di coppa, chiude così l’annata con la consapevolezza di poter contare su un gruppo solido e su una fuoriclasse che, anche a 33 anni, continua a trovare nuovi modi per sorprendere.




