Gerusalemme, lo stop a Pizzaballa e l’intesa ritrovata: il Patriarca potrà celebrare la Pasqua al Santo Sepolcro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo le tensioni della scorsa settimana, quando un gruppo di agenti aveva fermato il cardinale Pierbattista Pizzaballa in una delle vie d’accesso laterali alla Città Vecchia, impedendogli di raggiungere la basilica per i riti della Domenica delle Palme, la situazione si è sbloccata. Già nella notte di domenica, il premier Benjamin Netanyahu – che si trova a fronteggiare non solo le sfide politiche interne ma anche un contesto di conflitto regionale sempre più acceso – aveva anticipato che una soluzione sarebbe stata trovata, e così è stato. Ieri, la polizia israeliana e il Patriarcato latino di Gerusalemme hanno definito i dettagli di un accordo che consente al porporato di celebrare le funzioni pasquali all’interno del Santo Sepolcro, seppur in un formato definito “simbolico e limitato”. Si tratta, di fatto, di un passo avanti significativo, perché garantisce l’ingresso nella basilica rispetto al blocco iniziale che aveva coinvolto anche padre Francesco Ielpo, il custode di Terra Santa.

La vicenda, che aveva suscitato un vivo rammarico negli ambienti vaticani, ha trovato una composizione diplomatica rapida. Non a caso, il cardinale Pietro Parolin – segretario di Stato vaticano e figura di spicco nella diplomazia della Santa Sede – ha ricevuto l’ambasciatore israeliano a Roma, esprimendo “rammarico per l’episodio spiacevole” e confermando la volontà di mantenere aperti i canali di dialogo. Un incontro, quello tra Parolin e il diplomatico, che ha preceduto di poche ore la nota congiunta diffusa dal Patriarcato e dalla Custodia, in cui si certifica che “le questioni riguardanti le celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua presso la Chiesa del Santo Sepolcro sono state affrontate e risolte in coordinamento con le autorità competenti”. La garanzia ottenuta, dunque, restituisce un po’ di normalità in uno dei luoghi più sacri della cristianità, dove la presenza francescana è ininterrotta dal 1342.

Eppure, l’episodio ha messo in luce le fragilità e le tensioni che attraversano Gerusalemme in questo periodo. Se da un lato l’intesa trovata per la Pasqua rappresenta un segnale concreto contro quella che molti definiscono un’ostilità crescente, dall’altro il clima di insicurezza rimane palpabile. Non si tratta solo del caso specifico del Patriarca; c’è un contesto più ampio che vede sacerdoti e religiosi cristiani presi di mira nella Città Vecchia, senza dimenticare gli attacchi subiti dalle comunità cristiane a Gaza e in Cisgiordania. In questo quadro, l’intervento diretto del premier Netanyahu per sbloccare l’accesso di Pizzaballa è apparso come un gesto politico volto a ricucire uno strappo che rischiava di avere ripercussioni diplomatiche pesanti, proprio mentre il governo israeliano naviga in acque agitate tra crisi di bilancio e pressioni internazionali.

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