Bari, ordigno in sala durante la funzione dei Testimoni di Geova: arrestato un 39enne
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Redazione Interno
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Non è bastato l’odore acre della benzina, quello che si è levato da una busta di plastica celeste abbandonata sul pavimento, a mettere in allarme i fedeli, e del resto chi avrebbe mai potuto immaginare, in un pomeriggio qualunque di inizio marzo, di trovarsi a pochi passi da un congegno pensato per fare male? Erano più di settanta, all’interno della Sala del Regno di via Buccari, nel quartiere Carrassi a Bari, uomini, donne e bambini riuniti per la loro funzione religiosa quando, quel 1° marzo, un uomo ha varcato la soglia chiedendo di potersi unire alla cerimonia. Accolto senza sospetti, si è seduto in fondo, appoggiando quel sacchetto celeste accanto a sé; un gesto che, solo qualche istante dopo, si sarebbe rivelato per ciò che realmente nascondeva.
L’olfatto, si sa, a volte inganna, ma in quella circostanza è stato il più fedele alleato della prevenzione. Perché è stato proprio quell’effluvio pungente di carburante, filtrato attraverso la plastica, a insospettire qualcuno dei presenti, a innescare quella scintilla di diffidenza che ha portato alla telefonata al 112. L’uomo, accortosi di essere stato scoperto e di avere ormai gli occhi addosso, non ha perso tempo: ha abbandonato la busta dov’era e si è dileguato, allontanandosi in fretta, forse sperando di confondersi tra le strade del quartiere e di fare perdere le proprie tracce. Sull’asfalto, il suo mezzo di fuga, una bicicletta presa a noleggio da un servizio di bike sharing, uno di quelli che si trovano in ogni angolo della città, un dettaglio, questo, che sarebbe poi diventato cruciale per gli inquirenti.
Sul posto, nel frattempo, sono arrivati gli artificieri della Questura, chiamati a mettere in sicurezza ciò che quell’uomo aveva lasciato. E lì, dentro quella busta celeste, hanno trovato un ordigno rudimentale ma potenzialmente devastante: una tanica di plastica da tre litri piena di benzina, alla quale era stato applicato un innesco composto da alcuni fiammiferi e una sigaretta spezzata, un congegno studiato per appiccare un incendio. Il dispositivo è stato immediatamente reso inoffensivo, scongiurando quella che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe potuto trasformarsi in una strage.
La richiesta di custodia cautelare e le accuse contestate
Così, nelle ultime ore, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Nicola Bonante, su richiesta del pm Marcello Quercia, nei confronti di Francesco Cuoccio, un barese di 39 anni, fino a quel momento incensurato. Le accuse, per lui, sono pesanti: si parla di fabbricazione e detenzione di materie esplodenti, di porto di ordigno incendiario e di turbamento di funzioni religiose. Il giudice, nell’ordinanza, avrebbe evidenziato la pericolosità sociale dell’indagato e il concreto rischio che possa reiterare reati simili, motivando così la scelta della misura cautelare più afflittiva.
Sfugge, al momento, la ragione profonda di quel gesto, il perché un uomo, un incensurato, abbia deciso di introdursi in un luogo di culto con quell’intento. Non è chiaro cosa gli passasse per la mente mentre preparava quell’ordigno, o mentre si sedeva in silenzio tra i fedeli, con la morte, o quantomeno il terrore, dentro una busta di plastica celeste poggiata sul pavimento. L’indagine, adesso, dovrà fare luce anche su questo, su cosa si celi dietro un’intimidazione, se tale voleva essere, o dietro qualcosa di più oscuro e difficilmente classificabile.




