Prince, dieci anni senza il genio di Paisley Park: il numero 3121, i testimoni di Geova e il mistero della morte

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Prince Rogers Nelson, per milioni di fan semplicemente Prince, considerava il tempo «un trucco», qualcosa di profondamente irreale. Non festeggiava il compleanno, non scandiva i giorni, e lasciava che il sole sorgesse e la luna calasse in un loop che lui, forse, nemmeno si accorgeva di abitare, talmente era assorbito dalla sua ossessione creativa. Eppure, da quando il suo senza vita venne trovato nell’ascensore di Paisley Park, la sua fortezza dorata a Minneapolis, sono passati dieci anni esatti: il 21 aprile 2016, a 57 anni, il mondo della musica si fermava di colpo, quasi incredulo di fronte a una scomparsa tanto improvvisa quanto ancora, per certi versi, avvolta nel mistero.

L’eredità musicale e l’inedito “With this tear”

A distanza di un decennio, proprio il 21 aprile 2026, la fondazione che gestisce il suo lascito ha deciso di rompere il silenzio pubblicando un brano finora rimasto nei cassetti: “With this tear”, una registrazione in studio che ora approda sulle piattaforme digitali. Curiosamente, il pezzo non è del tutto sconosciuto agli addetti ai lavori, visto che una sua interpretazione era già stata incisa da Céline Dion nel lontano 1992. Questa pubblicazione, va detto, rappresenta solo la prima mossa di una serie di inediti che la fondazione ha in programma di rilasciare nel corso del 2026, quasi a voler ricostruire, frammento dopo frammento, quel mosaico sonoro che lui aveva gelosamente custodito.

Il significato nascosto del numero 3121

Tra i tanti enigmi che Prince si è portato dietro – e ve ne sono molti, dal suo cambiamento di nome in un simbolo impronunciabile alla guerra contro le major discografiche – uno dei più affascinanti rimane il ricorrente numero 3121. Lo si trovava nel titolo dell’album del 2006, lo si vedeva associato a Paisley Park (il cui indirizzo, per chi conosce la geografia di Minneapolis, non corrisponde affatto a quel numero), e molti lo hanno letto come una cifra iniziatica o un codice personale. Prince, del resto, era anche un devoto testimone di Geova, e questa fede influenzò profondamente le sue scelte pubbliche, comprese quelle di andare a suonare a tarda notte alle porte delle case dei vicini per portare il messaggio religioso. Un contrasto, quello tra la sua vita iper-sessuale e rockettara degli anni Ottanta e la successiva conversione, che ha sempre alimentato interpretazioni contrastanti senza mai trovare una spiegazione definitiva.

La morte tragica e i nodi ancora irrisolti

Sulla sua morte, poi, il velo non si è mai del tutto sollevato. Fu trovato privo di sensi nell’ascensore, e le indagini successive parlarono di un’overdose accidentale di oppioidi, in particolare del potente analgesico fentanile. Tuttavia, il fatto che un uomo che non beveva alcolici e che per anni aveva predicato uno stile di vita morigerato (almeno nelle apparenze) fosse finito vittima di un mix letale di antidolorifici ha lasciato spazio a molti interrogativi giudiziari, alcuni dei quali ancora oggi oggetto di riflessione da parte di chi segue i dossier aperti. Nessun mandante è mai stato ufficialmente indicato, e le inchieste si sono concentrate sul ruolo dei medici che gli prescrivevano i farmaci senza un adeguato controllo. Non ci sono state condanne eclatanti, ma la sensazione, per chi segue la cronaca giudiziaria americana, è che qualche tassello giaccia ancora nell’ombra, in attesa di essere rimesso a posto.

L’impatto di un’assenza che si fa ancora sentire

Dieci anni dopo, la sua assenza pesa come un macigno su un panorama musicale che, va riconosciuto, non ha mai davvero saputo produrre un altro simile concentrato di talento, provocazione e mistica. Prince era una sintesi impossibile: funk, rock, pop, soul, tutto gli apparteneva e nulla lo conteneva. E forse è proprio questo, il suo vero lascito: quella capacità di tenere insieme le contraddizioni, di abitare il mistero senza mai risolverlo. “With this tear” è solo un piccolo tassello, ma ascoltarlo oggi significa ritrovarsi faccia a faccia con un’ombra che ancora non se n’è andata, e che continua a muoversi nei corridoi di Paisley Park come se il tempo, per lei, fosse davvero soltanto un trucco.

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