Il governo Meloni e il rebus dei fondi Safe per il riarmo: annunci, smentite e la nota a piè di pagina del Def

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il dado sembra, o forse sembrerebbe, tratto: il governo Meloni avrebbe deciso di fare ricorso ai prestiti europei denominati Safe per finanziare nuovi armamenti, probabilmente per una cifra compresa tra i 7 e gli 8 miliardi di euro, ossia la metà dei 14,9 miliardi che erano stati prenotati un anno fa.

Un annuncio che arriva a poche settimane di distanza dalle dichiarazioni del ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, il quale aveva assicurato alla Camera che sarebbe spettato al Parlamento l'ultima parola sulla questione, mentre il ministro della Difesa, Guido Crosetto, si è affrettato a precisare come il ricorso al Safe non rappresenti una spesa aggiuntiva per le armi, ma piuttosto una scelta tecnica relativa alle modalità di finanziamento di voci già presenti in bilancio.

L'inciampo del governo sul Documento di finanza pubblica

La versione fornita dall'esecutivo, tuttavia, inciampa in un dettaglio non proprio trascurabile, una nota a piè di pagina, la numero 154 a pagina 80 del Documento di finanza pubblica 2026, che fornisce una smentita piuttosto secca a quanto raccontato dal governo in merito al riarmo.

Il testo del documento, che porta la firma del Consiglio dei ministri dello scorso 22 aprile, specifica che il piano trasmesso a Bruxelles per accedere ai prestiti Safe contempla "tutte voci già definite all'interno degli attuali capitoli di bilancio", senza quindi prevedere spese aggiuntive, fatta eccezione per quattro voci che verrebbero coperte tagliando altri capitoli della spesa per la difesa.

La figuraccia europea secondo Calenda e le divisioni nella maggioranza

La confusione generata dalle dichiarazioni dei ministri ha immediatamente scatenato le reazioni delle opposizioni, con Carlo Calenda che ha parlato apertamente di "figura dei peracottari" con l'Unione europea, sottolineando come la destra, pur riempiendosi la bocca con la difesa della nazione, mostri in realtà una profonda divisione interna sull'utilizzo dei fondi.

Il leader di Azione ha inoltre ipotizzato che la prudenza della maggioranza sull'utilizzo dei prestiti derivi da una certa apprensione per le possibili ricadute elettorali di una scelta che potrebbe risultare impopolare, nonostante gli impegni presi in sede internazionale.

La corsa contro il tempo e il paragone con gli altri Stati Ue

Mentre il governo italiano continua a tergiversare, la Commissione europea ha già erogato circa 8,1 miliardi di euro nell'ambito del programma Safe a cinque Paesi che hanno già ottenuto il prefinanziamento, ovvero Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia, e che hanno avviato i propri piani di potenziamento della difesa.

L'Italia, che pure ha "opzionato" una quota di 14,9 miliardi, deve ancora decidere se e in che misura utilizzare effettivamente questi fondi, mentre da Bruxelles arriva un invito a non perdere ulteriore tempo, considerato che gli accordi di prestito dovranno essere definiti entro tempi utili per consentire l'erogazione delle risorse.

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