Fondi Safe per il riarmo, il piano italiano si scontra con il Def
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Redazione Interno
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I fondi Safe per il riarmo finiscono al centro di un confronto politico dopo quanto emerge dalla nota a piè di pagina numero 154 del Documento di finanza pubblica 2026, dove viene indicato che il piano trasmesso a Bruxelles per accedere ai prestiti non prevede spese aggiuntive. Il documento precisa infatti che le risorse richieste rientrerebbero in “tutte voci già definite all’interno degli attuali capitoli di bilancio”, con quattro eccezioni coperte attraverso tagli ad altri capitoli della difesa. La formulazione contenuta nel Def è stata letta come un elemento di contrasto rispetto alle dichiarazioni arrivate nei giorni precedenti dal governo sull’utilizzo del fondo europeo.
Il tema riguarda la richiesta italiana di accesso al programma Safe, con una quota indicata in 14,9 miliardi di euro. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato nelle Commissioni Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato la decisione di utilizzare il fondo, chiedendo un intervento entro la fine dell’anno. La posizione è stata successivamente accompagnata da precisazioni all’interno della maggioranza, mentre la nota del Documento di finanza pubblica ha riportato l’attenzione sulle modalità con cui il piano dovrebbe essere realizzato e sulle coperture previste.
La nota del Def e il confronto sui prestiti europei
La parte del Documento di finanza pubblica dedicata al piano Safe evidenzia che le risorse inserite nella richiesta a Bruxelles derivano da capitoli di bilancio già esistenti. Secondo quanto riportato nella nota, solo quattro voci rappresentano un’eccezione rispetto a questa impostazione e vengono finanziate attraverso riduzioni di altri capitoli della difesa. Questo passaggio è diventato il punto centrale del dibattito perché riguarda direttamente la natura delle spese previste e il rapporto tra nuovi finanziamenti europei e programmazione nazionale della difesa.
Sulla questione è intervenuto anche Carlo Calenda, che ha criticato la gestione della vicenda dopo le dichiarazioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto. Il leader di Azione ha affermato di aver compreso che l’Italia starebbe facendo una figura negativa con l’Unione europea, contestando la distanza tra gli annunci sul ricorso ai fondi Safe e quanto indicato nella documentazione finanziaria. Calenda ha inoltre collegato la questione alle posizioni della maggioranza sul tema della difesa nazionale e alle reazioni interne al governo.
La posizione della maggioranza sulla richiesta da 14,9 miliardi
Nel confronto politico è intervenuto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha ridimensionato le tensioni spiegando che la richiesta di fondi Safe rappresenta una procedura legata alla possibilità di utilizzare una parte delle risorse disponibili. La Russa ha ricordato che il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva già avanzato la richiesta di poter disporre di un importo elevato dal fondo, mantenendo la possibilità di utilizzarne soltanto una parte. Secondo questa impostazione, la scelta finale potrebbe non comportare un impiego completo delle risorse richieste.
Il quadro europeo del programma Safe mostra che l’accesso ai finanziamenti è già iniziato per alcuni Paesi. Le risorse complessivamente erogate dall’Unione europea nell’ambito del programma ammontano a circa 8,1 miliardi di euro e cinque Stati hanno già ricevuto una parte dei fondi sotto forma di prefinanziamento: Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia. Sono invece diciannove i Paesi che hanno manifestato preliminarmente interesse per prenotare le risorse, tra cui l’Italia, che ha indicato una disponibilità potenziale di 14,9 miliardi ma deve ancora stabilire se utilizzarli integralmente o solo in parte.
La vicenda dei fondi Safe per il riarmo italiano si concentra quindi sul rapporto tra la richiesta presentata a livello europeo, le indicazioni contenute nel Documento di finanza pubblica e le diverse interpretazioni emerse nella maggioranza e dall’opposizione. La documentazione del Def ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle coperture e delle modalità con cui il piano per la difesa dovrebbe essere collegato ai capitoli di bilancio già esistenti.
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