Addio ad Alberto Davoli, la voce che aveva scelto la musica per parlare agli ascoltanti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La notizia, filtrata prima attraverso i canali social dell’emittente e poi confermata dal dolore privato della famiglia, si è diffusa con quella rapidità silenziosa che appartiene solo agli addii veri. Alberto Davoli, storica voce di Radio Monte Carlo, si è spento giovedì 30 aprile all’età di sessant’anni, lasciando – come spesso accade per chi ha abitato le frequenze con naturalezza – un vuoto che non è solo professionale, ma anche profondamente umano. A darne l’annuncio, con una sobrietà che non ha bisogno di aggettivi, sono stati la mamma Silvana e la sorella Grazia con Claudio; i funerali si terranno sabato 2 maggio alle 15.30 nella chiesa parrocchiale della Brunella. Nessuna dichiarazione ufficiale, almeno per ora, ne ha specificato le cause del decesso, e l’emittente si è limitata a prendere congedo da chi, per quasi due decenni, ne aveva accompagnato le mattine e le notti.
Nato a Gavirate, in provincia di Varese, il 25 giugno 1965, Davoli aveva cominciato giovanissimo, nel lontano 1982, tra i microfoni di Radio Venere 80. Una lunga gavetta, quella delle emittenti locali e regionali, che pochi oggi ricordano con la dovuta pazienza: anni in cui la radio si imparava respirandola, senza filtri né artifici. Poi, nel 1988, l’approdo a Reteotto Network, prima syndication italiana a trasmettere via satellite – un passaggio, questo, che ne segnò la maturità artistica e tecnica. Ci vollero altri diciassette anni prima che il suo percorso incrociasse quello di R101, emittente dove rimase per un terzo esatto della sua vita professionale, fino all’approdo definitivo a Radio Monte Carlo.
L’ultima diretta, quella del lunedì di Pasquetta, e una carriera da pioniere
Si dice, talvolta con retorica, che certi speaker “non invecchino mai”. Per Alberto Davoli, però, l’espressione suona meno come un luogo comune e più come una constatazione anagrafica: la sua ultima diretta – quella del lunedì di Pasquetta – era stata ancora una volta ascoltata con l’attenzione di chi non ha mai smesso di cercare la complicità con chi sta dall’altra parte. Considerato uno dei pionieri del settore, Davoli attraversò l’evoluzione della radio italiana da artigianale a industriale senza mai perdere quella dote rara: la capacità di far sembrare ogni interruzione musicale una conversazione iniziata mezz’ora prima. Dal 2005 in poi, la sua voce è diventata un'abitudine, e le abitudini – si sa – pesano quando vengono a mancare.
Isabella Eleodori e “Happy Together”: il ricordo corre su Instagram tra foto e un anno fa
A tratteggiare il profilo più intimo del collega ci ha pensato Isabella Eleodori, conduttrice radiofonica con cui Davoli condivideva da tempo la cabina di regia di “Happy Together”, uno dei programmi più amati del palinsesto di Radio Monte Carlo. La Eleodori, in un post pubblicato su Instagram, ha scelto di non usare molte parole: un breve video animato da alcune fotografie risalenti a un anno fa. In quelle immagini scorrono, senza un ordine apparente, le risate, le complicità davanti al microfono, qualche gesto rubato tra una canzone e l’altra. “Dovrò imparare a lasciarti andare”, ha scritto la conduttrice, e in quella frase – tanto semplice quanto priva di artifici – si legge l’intero peso di un’amicizia che era diventata, prima ancora che un sodalizio professionale, un modo condiviso di stare al mondo. Nessun dettaglio sulle circostanze della morte, nessuna cronaca dell’ultimo saluto: solo il racconto per immagini di chi ha perso qualcuno con cui rideva davvero.
I funerali a Brunella, e quel silenzio che sostituisce la voce
Le esequie di Alberto Davoli si terranno sabato 2 maggio alle 15.30 nella chiesa parrocchiale della Brunella. L’annuncio, affidato alla famiglia, non ha previsto interviste né dichiarazioni pubbliche da parte dei vertici dell’emittente. Forse perché, in fondo, una radio senza la sua voce si trova a dover imparare anch’essa – come la sua amica e collega – un nuovo modo di ascoltare il silenzio. Nato sessant’anni fa a Gavirate, Davoli aveva trasformato una passione giovanile in un mestiere che non ha mai smesso di sembrare un gioco serissimo. Dal 1982 al 2025, quarantatré anni di dirette, di notti insonni, di jingle e di parole piazzate nell’intervallo giusto. Ora che quella voce si è spenta, resta agli ascoltatori – e a chi gli è stato vicino – il compito di restituirle, senza fretta, l’unica cosa che una radio non può registrare: l’attenzione che meritava.




