Villa Pamphili, la follia spegne la macchina della giustizia: processo sospeso per Kaufmann, finisce in una struttura psichiatrica
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Redazione Interno
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Roma – Non ci sarà, almeno per ora, una sentenza per il duplice omicidio che ha sconvolto la capitale la scorsa estate. La prima Corte d’Assise di Roma ha infatti deciso di fermare la macchina processuale nei confronti di Francis Kaufmann, l’uomo accusato della morte della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, una bimba di appena undici mesi i cui corpi furono trovati all’interno di Villa Pamphili. A innescare la brusca battuta d’arresto del dibattimento sono stati gli esiti della perizia psichiatrica, richiesta dalla difesa e affidata al professor Giovanni De Girolamo, che ha dipinto un quadro clinico talmente grave da rendere l’imputato, almeno in questa fase, un soggetto estraneo al concetto stesso di “giudizio”.
La diagnosi che cambia le regole del gioco
La relazione dei periti, che la Corte ha fatto propria senza tentennamenti, parla chiaro di un “disturbo psicotico acuto e transitorio”. Una patologia, quella diagnosticata a Kaufmann, che incide pesantemente sulla capacità di organizzare il pensiero formale e sul controllo degli impulsi, impedendogli di fatto di esercitare il diritto di difesa in maniera cosciente. Non si tratta, a giudizio dei magistrati, di una simulazione orchestrata per sottrarsi alla giustizia – ipotesi vagliata e scartata – ma di una condizione reversibile attraverso una terapia farmacologica mirata. Eppure, proprio questa “reversibilità” getta un’ombra di sospensione sul futuro del procedimento: la giustizia si è fermata in attesa che la mente dell’imputato guarisca.
Dal carcere di Regina Coeli alla camera blindata dell’Spdc
La conseguenza pratica è immediata e segna una svolta logistica non indifferente. Kaufmann, che risulta ancora cittadino americano e che aveva cercato invano rifugio in Grecia dopo il ritrovamento dei corpi, lascerà il carcere di Regina Coeli per essere trasferito in una struttura del Servizio Psichiatrico Ospedaliero di Diagnosi e Cura (Spdc) della Asl Roma 1. Qualora non vi fossero posti disponibili, verrà spostato in un istituto analogo nel resto del Lazio. Un trasferimento, si badi bene, che non significa affatto libertà. La Corte ha imposto un piantonamento continuativo h24 da parte della polizia penitenziaria, una misura rigida che serve a prevenire tanto il pericolo di fuga quanto eventuali gesti auto o etero aggressivi che la sua fragilità mentale potrebbe innescare.
Trenta giorni di cure, poi la nuova verifica
Il cronometro della giustizia, in questo caso, è scandito dalle lancette dell’orologio biologico. Il ricovero coatto avrà una durata minima di trenta giorni, durante i quali Kaufmann sarà sottoposto a un ciclo di cure farmacologiche. Passato questo lasso di tempo – gli stessi giorni che la piccola Andromeda aveva di vita quando è stata uccisa – i sanitari dovranno inviare una relazione dettagliata sull’andamento della terapia alla Corte. Solo a quel punto i periti De Girolamo e Sara Pezzuolo saranno nuovamente incaricati di rivalutare il 46enne, per capire se quella “capacità di stare a processo” oggi mancante sia stata recuperata. Se la risposta sarà affermativa, Kaufmann tornerà in carcere e il processo riprenderà dal punto in cui era stato interrotto.




