La sfida energetica di Meloni a Bruxelles e l’attacco frontale di Conte: “Fallimento su fallimento”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha portato il dossier dell’energia al centro del dibattito europeo in vista del vertice del 18 e 19 giugno, ma l’attacco dell’opposizione, guidata da Giuseppe Conte, non si è fatto attendere. Alla vigilia dell’incontro decisivo, la premier ha convocato una videoconferenza del gruppo informale sulla competitività, coinvolgendo il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier belga Bart De Wever e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, assieme ad altri quindici leader.

L’obiettivo dichiarato, come si legge in una nota di Palazzo Chigi, è quello di strappare uno “sforzo straordinario” per arginare gli effetti della crisi, sia nel breve che nel medio periodo. Meloni ha insistito sulla necessità che la direttiva Ets venga ricalibrata per mitigare l’impatto sui prezzi e ridurre la volatilità, un tema che scotta nelle economie domestiche e nelle bollette delle imprese.

Le accuse di Conte: promesse tradite e tasse in aumento

Proprio mentre il governo incassa, per bocca della stessa Meloni, la flessibilità di bilancio concessa da Bruxelles – che permetterà di spendere 14 miliardi in tre anni per far fronte al caro prezzi – Giuseppe Conte ha alzato il tono dello scontro. Il leader del Movimento 5 Stelle, intervenendo agli Stati Generali della Sostenibilità, ha parlato chiaramente di “fallimento su fallimento” sulle politiche energetiche.

Con un attacco diretto alla premier, Conte ha ricordato come ai tempi dell’opposizione, ai distributori di benzina, Meloni definisse il peso delle accise un “ladrocinio di Stato”, salvo poi, una volta a Palazzo Chigi, fare marcia indietro. “Poi cosa ha fatto?”, si è chiesto retoricamente l’ex presidente del Consiglio, sottolineando che, non solo è stata invocata la riduzione delle tasse sui carburanti, ma nell’ultima legge di bilancio il governo ha di fatto aumentato le accise.

La partita delle accise e la “pillola avvelenata” dell’Ue

La vicenda delle accise rappresenta, in questo frangente, il paradosso politico più evidente. Da un lato, il governo cerca di mostrare i muscoli a Bruxelles per ottenere margini di manovra, spingendo per tassare meno l’elettricità rispetto al gas naturale, come prevede la bozza di regolamento Ue attesa a luglio. Dall’altro, proprio quella flessibilità ottenuta da Meloni – che molti davano per impossibile – nasconde secondo Conte una trappola.

L’ex premier ha definito “pillola avvelenata” la decisione europea di vincolare queste nuove risorse esclusivamente a investimenti green. In pratica, l’Europa concede i soldi per lo sforamento del deficit, ma solo a patto che vengano utilizzati per la transizione ecologica, quella stessa transizione che la maggioranza di destra aveva spesso bollato come ideologica. Un diktat che, nelle parole di Conte, “distrugge quattro anni di governo”, costringendo l’esecutivo a finanziare proprio quelle politiche che aveva promesso di osteggiare.

Le regole Ue sulle bollette e la sfida dei contatori intelligenti

Nel frattempo, il quadro normativo europeo si fa sempre più stringente. La bozza di regolamento sulla progettazione del mercato elettrico, destinata a vedere la luce a luglio, impone ai governi una riforma fiscale chiara: l’elettricità deve essere tassata meno del gas. Un tentativo di Bruxelles di accelerare la decarbonizzazione e di alleggerire le bollette, riducendo la dipendenza dai fossili.

Per raggiungere questo scopo, l’esecutivo comunitario punta a una rivoluzione tecnologica silenziosa, ma pervasiva: entro il 2030 almeno il 50% degli utenti dovrà essere dotato di contatori intelligenti, con l’asticella che salirà al 65% entro il 2033. L’obiettivo è incentivare i consumi nelle ore in cui l’energia costa meno, scaricando sulla digitalizzazione la responsabilità di ridurre i costi per famiglie e imprese, una sfida che il governo Meloni è chiamato a tradurre in norme nazionali nel corso dei prossimi mesi.

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