I dazi all’Ue e il fallimento della strategia diplomatica di Meloni
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Redazione Esteri
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I dazi, che non rappresentano soltanto una misura economica ma incarnano il simbolo di un’illusione diplomatica infranta, entreranno in vigore il 9 luglio, dopo essere stati inizialmente previsti per il 1° giugno. La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di imporre un tributo del 50% su una vasta gamma di prodotti europei – tra cui molti beni italiani, espressione del Made in Italy – è stata giudicata illegale da una corte americana, ma ciò non ne ha fermato l’applicazione. La misura, che ha provocato sconcerto tra le imprese e gli analisti, svela un dato politico inoppugnabile: il fallimento della linea diplomatica perseguita da Giorgia Meloni nei confronti di Washington.
Mentre l’Europa si interroga sulle possibili contromisure, i mercati finanziari reagiscono con un cauto ottimismo. Le Borse europee, infatti, registrano rialzi diffusi, trainati sia dai risultati positivi di Nvidia – che hanno rilanciato i titoli tecnologici – sia dalla sentenza della Corte per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti, la quale ha stabilito l’illegittimità di gran parte dei dazi globali imposti da Trump. A Milano, il FTSE MIB segue il trend positivo, con performance rilevanti per STMicroelectronics e Stellantis, mentre il settore del lusso conferma la sua resilienza.
La sentenza emessa a Manhattan da un collegio di tre giudici, all’unanimità, ha accolto le argomentazioni degli stati a guida democratica e delle aziende che avevano contestato l’abuso di una legge di emergenza per giustificare i dazi. Sebbene la decisione riguardi principalmente quelli applicati a Cina, Messico e Canada – legati alla diffusione del fentanyl –, il verdetto ha avuto un effetto trascinante anche sulle aspettative riguardo alle misure contro l’Ue.
Sul piano politico, però, la questione resta irrisolta. L’Italia, che aveva puntato su un avvicinamento a Trump nella speranza di mitigare le tensioni commerciali, si trova ora a fare i conti con una strategia rivelatasi inefficace. Le imprese nazionali, dal canto loro, devono prepararsi a un contesto più ostile, in cui le esportazioni di eccellenze come i vini, i formaggi e i prodotti dell’alta moda rischiano di diventare più difficili.




