Auto aziendali, il fringe benefit secondo il Decreto Omnibus

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il panorama della tassazione dei veicoli aziendali concessi in uso promiscuo ai dipendenti cambia nuovamente a seguito dell'entrata in vigore del Decreto Omnibus. Il D.Lgs. 7 agosto 2026, n. 148, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'11 agosto, ha infatti introdotto importanti modifiche correttive alla disciplina del fringe benefit auto, intervenendo sull'articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi.

Le nuove regole, che trovano applicazione a partire dal periodo d'imposta 2026, ridefiniscono i criteri di calcolo del valore imponibile, introducendo penalizzazioni per i veicoli più vecchi e una stretta sugli optional, con l'obiettivo dichiarato di favorire il rinnovo dei parchi auto aziendali e di allineare il prelievo fiscale al valore effettivamente goduto dal lavoratore.

Fringe benefit auto 2026: età del veicolo e optional entrano nel calcolo

Dal 2026, per determinare il fringe benefit delle auto aziendali concesse in uso promiscuo non sarà sufficiente considerare l'alimentazione e il costo chilometrico ACI. Il decreto correttivo, pur confermando l'impianto forfetario basato su una percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri annui e le percentuali già introdotte dalla legge di Bilancio 2025 (10% per le elettriche, 20% per le ibride plug-in, 50% per gli altri veicoli), introduce due rilevanti maggiorazioni.

Entrano infatti nel calcolo anche l'anzianità del veicolo e la presenza di accessori o allestimenti non compresi nelle tabelle ACI, elementi che fino a oggi non trovavano una compiuta regolamentazione e che ora concorrono a determinare il valore imponibile del benefit.

La maggiorazione del 50% per i veicoli che superano i cinque anni

La modifica di maggior impatto è senza dubbio l'introduzione di una maggiorazione del 50% del valore imponibile per i veicoli che abbiano superato il quinto anno dalla data di prima immatricolazione. Il meccanismo, che scatterà a partire dal 1° gennaio dell'anno successivo al compimento del quinquennio, si applica indipendentemente dalla tipologia di alimentazione e anche ai veicoli già presenti nelle flotte aziendali e non solo a quelli immatricolati a partire dal 2026. Per fare un esempio, un'auto con un valore annuo del fringe benefit di 2.000 euro, una volta superati i cinque anni, vedrà il proprio valore imponibile salire a 3.000 euro, con un conseguente aggravio fiscale e contributivo per il dipendente. La ratio della norma è chiaramente extrafiscale: penalizzando le vetture più datate, si intende spingere le aziende a un ricambio più rapido delle flotte, in coerenza con gli obiettivi di mobilità sostenibile.

Una stretta sugli optional e le tutele per i passaggi di auto

Il Decreto Omnibus interviene anche per colmare una lacuna normativa relativa agli accessori e agli allestimenti che non sono espressamente considerati nelle tabelle ACI. Per queste ipotesi, il valore del fringe benefit, determinato secondo i criteri ordinari, viene incrementato forfettariamente del 5%. Tale maggiorazione non si applica, evidentemente, se gli optional sono stati acquistati e pagati direttamente dal dipendente, in quanto le somme trattenute al lavoratore vengono comunque portate in diminuzione del valore convenzionale.

Inoltre, il legislatore ha voluto precisare che il regime fiscale segue il veicolo e non il singolo utilizzatore: questo significa che in caso di riassegnazione di un'auto a un diverso dipendente, il computo dell'anzianità non si azzera e la maggiorazione per vetustà continuerà ad applicarsi anche presso il nuovo utilizzatore.

Decorrenza e regime transitorio

Le nuove disposizioni si applicano a partire dal periodo d'imposta 2026, ma il decreto prevede un regime transitorio per tutelare situazioni pregresse. In particolare, per i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2024 e concessi al dipendente nel corso del 2025, è stata estesa l'applicazione del regime fiscale previgente fino al quinto anno dalla prima immatricolazione.

Superata tale soglia, tuttavia, scatterà comunque la maggiorazione del 50%, a conferma della volontà del legislatore di disincentivare l'utilizzo di auto aziendali troppo datate a prescindere dal momento in cui sono state assegnate al dipendente.

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