Fringe benefit nel 2026, confermati i bonus esentasse fino a duemila euro per i figli a carico
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Redazione Economia
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Anche per il 2026, come stabilito dalla Legge di Bilancio, il quadro fiscale dei fringe benefit – ovvero quei beni e servizi che un'azienda può concedere ai propri dipendenti – mantiene inalterate le soglie di esenzione che, nel loro complesso, rappresentano un alleggerimento del prelievo sia per il lavoratore che per il datore. La normativa, la cui logica è quella di favorire forme di retribuzione indiretta, consente infatti di erogare benefit, senza che questi concorrano a formare il reddito imponibile, fino a un valore complessivo di mille euro annui. Tale tetto, peraltro, viene innalzato al doppio, raggiungendo quindi la somma di duemila euro, per tutti i lavoratori che abbiano figli fiscalmente a carico, a condizione – è questo un passaggio non trascurabile – che la situazione familiare sia stata regolarmente dichiarata e comunicata all'impresa. Si tratta di una misura che, di fatto, riconosce un trattamento più vantaggioso alle esigenze dei nuclei familiari, sebbene la decisione ultima di concedere tali benefit rimanga nella sfera di discrezionalità aziendale, non configurandosi come un diritto inderogabile del dipendente.
Addio al bonus per i neoassunti
La novità principale del regime per l'anno in corso, rispetto al passato più recente, riguarda invece la soppressione di una agevolazione specifica. Viene meno, infatti, la soglia rialzata – che in precedenza poteva arrivare fino a cinquemila euro – dedicata ai lavoratori neoassunti che, al momento dell'ingresso in azienda, avessero anche trasferito la propria residenza in una regione diversa. Questa particolare fattispecie, che era stata introdotta con l'obiettivo di incentivare la mobilità territoriale, non trova più spazio nella disciplina attuale, la quale si concentra dunque sulle due aliquote standard da mille e duemila euro, semplificando di conseguenza il panorama amministrativo per le imprese.
Il caso delle auto aziendali, diesel compresi
Un capitolo distinto, ma sempre inerente al vasto mondo dei benefit, è quello relativo all'utilizzo delle autovetture di servizio, le cui regole di valutazione fiscale restano centrali anche per il 2026. Il meccanismo, che si applica indifferentemente ai motori a benzina, diesel o elettrici, si basa su parametri standardizzati pubblicati annualmente dall'Automobile Club d'Italia. Le nuove Tabelle ACI 2026, rese note in Gazzetta Ufficiale alla fine di dicembre dell'anno scorso, forniscono il riferimento ufficiale per calcolare il cosiddetto "valore normale" del bene concesso, il quale viene poi imputato nel reddito del dipendente in misura percentuale variabile a seconda che l'uso sia promiscuo – cioè per lavoro e privato – o esclusivamente personale. Questo calcolo, peraltro, incide direttamente non solo sull'imponibile Irpef ma anche sulla contribuzione previdenziale, modificando l'ammontare della retribuzione netta in busta paga.
Un sistema confermato ma semplificato
Nel loro insieme, le regole per il 2026 delineano un sistema consolidato, che le aziende conoscono ormai bene, pur privato di una delle sue componenti più peculiari. La scelta del legislatore sembra essere quella di puntare su una struttura stabile e di più immediata applicazione, incentrata sulle due soglie base e sulla condizione dei figli a carico quale unico moltiplicatore dell'importo esentasse. Rimane fermo il principio per cui i fringe benefit costituiscono uno strumento flessibile di integrazione salariale, il cui costo per l'impresa è attenuato proprio dall'esenzione fiscale, ma la cui effettiva erogazione dipende dalle politiche retributive e di welfare di ciascun datore di lavoro.




