Fringe benefit 2026, le nuove regole per l'auto diesel e il bonus che non si aggiorna da solo
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Redazione Economia
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Il sistema dei fringe benefit, uno dei perni della retribuzione indiretta, si appresta a entrare nel 2026 con una struttura consolidata ma accompagnata da dettagli procedurali che, se trascurati, rischiano di erodere i vantaggi per i lavoratori dipendenti. La disciplina fiscale, che rimane ancorata all'articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, trova il suo riferimento pratico nelle Tabelle ACI pubblicate in Gazzetta Ufficiale a fine dicembre 2025. Questi valori, che stabiliscono il costo chilometrico d'esercizio dei veicoli, sono determinanti per calcolare l'imponibile delle autovetture, comprese quelle diesel, concesse dalle aziende per un uso promiscuo. Quel che ne risulta, un importo che si somma alla busta paga come reddito in natura, ha ripercussioni non solo sul prelievo Irpef ma anche, e spesso ci si dimentica, sui contributi previdenziali a carico di entrambe le parti.
Per il prossimo anno viene confermata la soglia di esenzione, un meccanismo che permette di erogare fino a mille euro di benefit senza che su di essi gravino né tasse né contributi. Per i dipendenti con figli a carico, poi, la possibilità è quella di raddoppiare l'importo, arrivando così a duemila euro. La novità, che sembra una mera conferma, nasconde in realtà un passaggio critico: l'innalzamento del limite, infatti, non è automatico. Spetta al lavoratore, il quale deve fornire una comunicazione formale al proprio datore di lavoro, indicando i codici fiscali dei figli a proprio carico. Senza questa iniziativa, l'azienda è tenuta ad applicare il tetto ordinario dei mille euro, con la conseguenza che parte del beneficio fiscale andrebbe irrimediabilmente perduta.
Se da un lato viene mantenuta la struttura base dei benefit, dall'altro si registra una significativa modifica: scompare, infatti, il bonus da cinquemila euro che era riservato ai neoassunti i quali, cambiando residenza per motivi di lavoro, si trasferivano in un comune diverso. Una misura, quella, che aveva caratterizzato le politiche di incentivo alla mobilità negli anni passati e che ora lascia il campo a un quadro più semplificato. Resta fermo il principio per cui i fringe benefit, seppure regolati da precise soglie fiscali, non costituiscono un diritto automatico per il dipendente ma rimangono una scelta discrezionale dell'impresa, la quale decide se, come e a chi erogarli.




