Ranieri lascia la Roma, Panatta: “La frattura era insanabile”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il terremoto che da ore scuote le fondamenta di Trigoria ha trovato, nelle parole di Adriano Panatta, una sorta di cruda sentenza. L’ex stella del tennis, noto per il suo tifo viscerale verso i colori giallorossi, ha commentato a caldo l’epilogo della guerra silenziosa che ha opposto Claudio Ranieri a Gian Piero Gasperini, un conflitto che – come spesso accade in questo club – ha rischiato di paralizzare ogni attività. Intervistato dal Corriere della Sera, Panatta ha preso atto della resa dei conti con l’amarezza di chi, almeno inizialmente, aveva visto nella coppia formata dal senior advisor e dal tecnico la quadratura del cerchio. «Allora hanno scelto Gasperini», esordisce lui, quasi fosse l’epilogo scontato di una trattativa segreta. E quando gli viene chiesto se il motivo della separazione lo sorprenda, la risposta è secca: «Fino a un certo punto. Dopo le dichiarazioni di Ranieri, prima di Roma-Pisa, così forti, la situazione era precipitata. La frattura a quanto pare non era più sanabile».

La scintilla che ha fatto esplodere la polveriera, dunque, affonda le sue radici in quelle dichiarazioni pubbliche che Ranieri rilasciò alla vigilia della sfida contro il Pisa. Un intervento, quello dell’ormai ex dirigente, che aveva il sapore di un aut aut lanciato alla proprietà: da un lato la sua visione di club, fatta di radici e pragmatismo; dall’altro la linea dura di Gasperini, reduce da anni di successi a Bergamo. La famiglia Friedkin, costretta a fare da arbitro in un confronto sempre più aspro, ha dovuto alla fine scegliere con chi proseguire il cammino. Panatta, pur confessando di non riuscire a decifrare appieno l’origine della rottura («Non me lo so spiegare»), sottolinea come l’evidenza dei fatti fosse ormai sotto gli occhi di tutti: i rapporti erano incrinati, e le due personalità troppo forti per condividere lo stesso spogliatoio allargato. Quella che molti avevano accolto con entusiasmo – la combinazione tra l’esperienza di Sir Claudio e la competenza europea di Gasperini – si è rivelata una polveriera.

La resa dei conti e le conseguenze sul mercato

Se la rottura tra i due era considerata dai più insanabile già nelle settimane precedenti, la decisione dei Friedkin di interrompere il rapporto con Ranieri ha immediatamente aperto un capitolo nuovo, e potenzialmente altrettanto burrascoso, riguardante l’area tecnica e dirigenziale. Con l’accelerazione impressa dalla proprietà americana, Gasperini esce da questa “guerra” interna non solo come tecnico riconfermato, ma come uomo forte del progetto, colui al quale verrà delegata la costruzione della squadra per il prossimo futuro. E se Ranieri pagherà il conto della sua offensiva pubblica – una mossa che probabilmente mirava a testare la fedeltà dei proprietari ma che ha prodotto l’effetto opposto – il suo assistente più fidato rischia di finire travolto dalla stessa scure. Il riferimento è al direttore sportivo Frederic Massara, la cui posizione appare appesa a un filo sottilissimo. Secondo le ricostruzioni, la sinergia tra Massara e Ranieri era totale, e senza quest’ultimo a fare da parafulmine, l’avventura del dirigente a Trigoria potrebbe concludersi anzitempo, nonostante un contratto che lo legherebbe al club ancora per diverse stagioni.

I riflettori si spostano così su un vecchio pallino della proprietà e, a quanto pare, dello stesso Gasperini: Cristiano Giuntoli. L’ex architetto del Napoli scudettato e della recente Juventus è finito prepotentemente nel mirino della Roma, anche se la trattativa è tutt’altro che semplice. Gasperini, da parte sua, avrebbe gradito l’arrivo di un profilo solido come quello di Giuntoli per gestire le operazioni di mercato, mentre la dirigenza valuta i margini di manovra per liberare la casella di Massara. Fonti di mercato parlano di un interessamento concreto, sebbene Giuntoli abbia ricevuto offerte anche dall’estero che potrebbero complicare la corsa. Tuttavia, la sensazione è che, nella gerarchia dei desideri dei Friedkin, il tecnico di Grugliasco abbia ora la priorità assoluta, e la sua volontà finirà per pesare come un macigno nella scelta del prossimo direttore sportivo.

L’effetto domino sul settore giovanile e le figure storiche

L’addio di Ranieri, però, non riguarda solo la prima squadra o chi compra e vende i calciatori. La sua uscita di scena rischia di innescare un effetto domino destinato a riverberarsi violentemente anche nei piani bassi di Trigoria, mettendo a repentaglio l’eredità di alcuni simboli del club. A finire sotto osservazione, secondo le indiscrezioni, è l’intero settore giovanile. Per mesi, Ranieri aveva fatto da scudo a diverse figure storiche all’interno dell’ambiente, garantendo una certa continuità storica che la proprietà sembra ora disposta a spezzare. In prima linea tra i papabili all’addio c’è Fabio Tarantino, la cui posizione appare sempre più in bilico con l’avvento dell’era Gasperini e la conseguente ristrutturazione dei ruoli.

E se Tarantino rappresenta il presente della gestione tecnica dei giovani, il futuro di un vero e proprio monumento come Bruno Conti appare segnato. La stella del Mundial ’82, che da decenni rappresenta l’anima pulsante del vivaio giallorosso, sperava in una riconferma che ora, con la cacciata del suo principale sponsor istituzionale, diventa un miraggio. Le speranze di una permanenza si affidano alla volontà di chi prenderà il posto di Ranieri nella supervisione delle giovanili, ma il vento che tira è quello del cambiamento radicale. Se Conti dovesse effettivamente salutare, si chiuderebbe un’epoca lunghissima – durata cinquant’anni – fatta di passione e scoperta di talenti, sacrificati forse per far posto a una struttura più moderna o più allineata alle direttive del nuovo corso.

La fotografia di Panatta: un’accoppiata ideale che non ha funzionato

Tornando al commento di Adriano Panatta, emerge il rimpianto per un’opportunità che, sulla carta, sembrava quella perfetta per traghettare la Roma verso il suo centenario. «La formula mi piaceva – ha confessato l’ex tennista – Ranieri esperto, romano e romanista. Gasperini tecnico tra i migliori d’Europa e non solo in Italia. Mai avrei pensato che non sarebbero andati d’accordo». E invece, l’alchimia è mancata quasi dal primo giorno, complice forse la troppa prossimità tra un ruolo di indirizzo politico (quello di Ranieri) e uno prettamente operativo (quello del tecnico). Due modi opposti di intendere il calcio e la comunicazione, destinati a scontrarsi frontalmente.

Ora che i Friedkin hanno rotto l’equilibrio, dando il via libera a Gasperini, il compito della proprietà diventa chiaro ma difficile: sostenere l’allenatore senza riserve. Panatta, nel suo intervento, ha lanciato un monito implicito a Dan e Ryan Friedkin, suggerendo loro di affidarsi ciecamente alla visione del tecnico: «Ora i Friedkin devono mettere tutto in mano a Gasperini. A cominciare dal mercato, ascoltandolo al momento di fare acquisti e cessioni. La questione tecnica spetterà a lui». Il messaggio è implicito: se la scelta è caduta su di lui, allora gli vengano concessi i poteri per lavorare. Con Ranieri fuori dai giochi, cade l’ultimo argine che separava l’allenatore dalla gestione totale della squadra, ma aumentano anche le responsabilità per un tecnico abituato a vincere con i giovani, chiamato ora a gestire le pressioni di una piazza complessa come Roma.

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