Milano, il filo rosso delle coltellate: una testimone ripercorre l'aggressione di dieci anni fa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lama, che a Milano ha improvvisamente interrotto il tran-tran mattutino di una manager in una piazza simbolo, ha un retrogusto amaro e familiare per chi, in provincia di Bergamo, aveva già incrociato la sua traiettoria violenta. L’autore del gesto, Vincenzo Lanni, ha dichiarato di aver agito per colpire, in maniera del tutto casuale, un rappresentante di quel “potere economico” che ritiene responsabile delle sue personali vicissitudini, legate a un licenziamento remoto e a un successivo allontanamento. Quella che a molti è apparsa come un’azione folle e isolata, si rivela invece l’ultimo anello di una catena iniziata un decennio fa, quando lo stesso uomo, armato di un coltello rubato dalla cucina di un residence, sferrò due aggressioni in sequenza, delle quali una, a Villa di Serio, avrebbe potuto avere un testimone inaspettato.

Il ricordo di un'aggressione mancata

«Avrei potuto esserci io, al posto di Antonio Casteletti, quella mattina fuori dal bar. Se non avessi tardato, probabilmente Vincenzo Lanni avrebbe potuto decidere di accoltellare me». Verusca Fiori, che all’epoca gestiva il bar “Sorsi e Morsi” a Villa di Serio, ripensa a quel giorno di agosto di dieci anni fa, quando un’incombenza imprevista le fece accumulare un ritardo che, in un tragico scambio di ruoli, la escluse dalla lista delle potenziali vittime. A causa di quel contrattempo, trovò all’arrivo i volontari dell’ambulanza già intenti a prestare soccorso al suo affezionato cliente, colpito con due fenditi. Il fatto, che si consumò davanti alla sua attività, oggi non è più leggibile nel paesaggio urbano: il locale che allora ospitava il bar è stato riconvertito in una tolettatura per cani, mentre il residence da cui partì l’aggressione ha cambiato nome e gestione, cancellando le tracce fisiche di un episodio che invece rimane indelebile nella memoria di chi l’ha vissuto da spettatore inconsapevole.

L'iter giudiziario per il fermo

Mentre a Milano si attende la convalida del fermo, con il pm che ha già richiesto la custodia cautelare in carcere per il reato di tentato omicidio, l’identità dell’aggressore ha cominciato a dipanare un filo che collega due epoche e diverse località. Lanni, che vanta precedenti per due tentati omicidi e un percorso psichiatrico già noto alle autorità, è stato rintracciato la sera stessa dei fatti in una stanza d’albergo a due stelle situata nelle vicinanze della stazione Centrale, a poca distanza dalla piazza Gae Aulenti. La sua confessione, resa ai carabinieri al momento dell’ingresso in camera, è stata immediata e priva di tentativi di giustificazione, se non quella di una scelta simbolica operata contro un bersaglio selezionato a caso tra i passanti, nella quale la vittima è stata investita di un significato che andava ben al di là della sua persona.

Le tracce sbiadite del passato

A dieci anni di distanza dalle prime aggressioni, il contesto in cui esse avvennero appare mutato in maniera quasi radicale, quasi a voler rimuovere le coordinate spaziali del dolore. Oltre al bar di Villa di Serio trasformato, anche ad Alzano Lombardo, teatro della seconda coltellata ai danni di un altro uomo, Luigi Novelli, i riferimenti si sono affievoliti. Alla biblioteca locale, dove Novelli fece il suo ingresso con il manico del coltello conficcato nella schiena, è rimasto un solo addetto tra coloro che assistettero alla scena, il quale oggi preferisce il silenzio, affermando di non voler rievocare un’immagine che preferirebbe dimenticare. Questi luoghi, che furono scenario di una violenza improvvisa, sembrano aver elaborato una propria forma di rimozione, lasciando che siano le persone a portare il peso di un ricordo che il tempo non è riuscito a cancellare completamente.

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