Prima trimestrale da quotata per SpaceX, ricavi oltre le attese ma il titolo crolla

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in crescita del 92% e una perdita per azione molto inferiore alle attese, eppure il mercato l’ha punita. La prima trimestrale di SpaceX da società quotata al Nasdaq ha consegnato numeri che, sulla carta, rappresenterebbero una vittoria per qualsiasi azienda: fatturato a 7,81 miliardi di dollari contro i 6,93 stimati dal consensus, e un rosso per azione di appena 0,09 dollari quando gli analisti ne avevano preventivato uno più che doppio, pari a 0,26 dollari.

Eppure, nelle contrattazioni successive alla campanella, il titolo ha subito un deciso tonfo, invertendo il segno positivo della sessione regolare e lasciando sul campo l’8% del proprio valore.

Il peso di un bilancio che non convince

La reazione ribassista, apparentemente paradossale, affonda le radici in un dato che ha messo in allarme gli investitori: la spesa in conto capitale, balzata a 18,37 miliardi di dollari nel trimestre, un aumento di quasi sei volte rispetto agli stessi tre mesi dell'anno precedente. Di questa cifra, la parte del leone – circa 15,8 miliardi – è stata assorbita dall'infrastruttura di calcolo per l'intelligenza artificiale, un esborso ben superiore ai 13,2 miliardi che gli analisti si attendevano.

Il timore che serpeggia a Wall Street è che questi investimenti, per quanto strategici, rischino di non generare un ritorno adeguato in tempi brevi, assorbendo risorse finanziarie in un'azienda che, nonostante i progressi, non ha ancora raggiunto la piena redditività. Il CFO Bret Johnsen ha difeso la strategia, dichiarando di attendersi ritorni inferiori all'anno su parte degli investimenti in calcolo AI, ma ha anche lasciato intendere che livelli di spesa simili potrebbero proseguire nei prossimi trimestri, alimentando l'incertezza.

Starlink e AI guidano la crescita, il settore spaziale resta in rosso

A livello di singoli segmenti, il quadro che emerge è quello di un'azienda trainata da due motori principali, mentre il terzo, quello storico dei lanci spaziali, continua a pesare. La connettività satellitare, con il servizio Starlink che ha ormai superato i 12 milioni di abbonati, ha generato ricavi per 4,29 miliardi di dollari, in aumento del 66% su base annua, e un profitto operativo di 1,66 miliardi. Ancora più sorprendente la performance del comparto AI, che ha più che triplicato il fatturato a 2,56 miliardi di dollari, riducendo al contempo la perdita operativa a 1,26 miliardi.

Il settore “Spazio”, invece, continua a bruciare denaro: i ricavi sono cresciuti del 29% a 962 milioni, ma la perdita operativa si è ampliata fino a 542 milioni di dollari, un segnale che i costi per lo sviluppo di progetti ambiziosi come il razzo Starship restano elevati, nonostante i contratti governativi con NASA e Dipartimento della Difesa.

L'ombra del lock-up e il peso dell'offerta

A complicare ulteriormente l'umore del mercato c'è un altro evento, atteso per il giorno successivo alla pubblicazione dei conti. Il 6 agosto scade il primo periodo di lock-up post-IPO, che finora ha impedito agli insider e ai primi investitori di vendere le proprie azioni. Si tratta di un blocco che, solo nella prima tranche, riguarda 911,5 milioni di azioni, un quantitativo che potrebbe quasi raddoppiare il flottante attuale, pari a 639 milioni di titoli.

Al prezzo di mercato, il valore potenziale di queste azioni si aggira attorno ai 100-116 miliardi di dollari, e il semplice sblocco della possibilità di venderle, senza che vi sia l'obbligo di farlo, genera una pressione al ribasso che gli investitori hanno già iniziato a scontare. L'incognita, naturalmente, è quanti di questi soggetti decideranno effettivamente di monetizzare la propria posizione, anche in considerazione del fatto che, per molti dipendenti, il prezzo di carico è estremamente basso rispetto alle attuali quotazioni.

Con il titolo che ha già perso circa la metà del suo massimo storico di 225 dollari raggiunto subito dopo il debutto a giugno, e che ora oscilla poco sopra i 110 dollari, il mercato sta dunque processando una complessa combinazione di fattori: la solidità dei fondamentali, l'enorme fabbisogno di capitale per l'AI e l'incognita legata al massiccio rilascio di azioni, un cocktail che, per ora, ha spento l'entusiasmo della vigilia.

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