Merz "scioccato" dalla svolta di Trump sull'Ucraina, mentre Meloni avverte: "Da Mosca nessun segnale di pace"
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Redazione Esteri
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Friedrich Merz, cancelliere tedesco, non ha nascosto il suo stupore dopo la telefonata tra i leader europei e Donald Trump, definendosi apertamente «scioccato». Quel confronto, avvenuto alla presenza di Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Donald Tusk e Keir Starmer, seguiva il lungo colloquio bilaterale tra il presidente americano e Vladimir Putin, durato oltre due ore. Se i dettagli della discussione rimangono riservati, le conseguenze sono già chiare per Berlino: la Russia non ha intenzione di fermare le ostilità, e Trump, dal canto suo, non sosterrà nuove sanzioni contro Mosca, a meno che il Cremlino non accetti di sedersi al tavolo dei negoziati. Una posizione che stride con quella espressa da Merz durante la sua recente visita a Kiev, dove aveva ribadito il sostegno tedesco a Volodymyr Zelensky.
Intanto, Giorgia Meloni, intervenuta in una conferenza stampa congiunta con la premier danese Mette Frederiksen, ha sottolineato l’assenza di «passi concreti» da parte russa verso una soluzione diplomatica. «Non abbiamo visto alcun progresso», ha affermato, pur riconoscendo gli sforzi dell’Ucraina, che «ha dimostrato una sincera volontà di pace». Le sue parole arrivano dopo un nuovo scambio con Trump, il cui approccio alla crisi sembra sempre più distante dalle attese europee.
L’urgenza di coordinarsi prima del G7 di Kananaskis, in programma dal 15 giugno, è diventata prioritaria per i governi dell’Unione. Il timore è che l’evento si trasformi in un fallimento a causa della ritrosia americana a imporre ulteriori misure punitive, minando così ogni prospettiva di difesa per Kiev. Gli sherpa dei vari paesi, già al lavoro per preparare il vertice, cercano di trovare una linea comune, ma le divergenze appaiono sempre più marcate.




