Beatrice ed Eugenia: il peso di un titolo nell'ombra di Andrea

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Da quando, venerdì 17 ottobre, il principe Andrea ha annunciato di aver rinunciato all’uso dei suoi titoli, le figlie Beatrice ed Eugenia si fanno vedere poco in giro, in una posizione che appare particolarmente vulnerabile. L'atto, arrivato sull’onda delle sconcertanti rivelazioni fatte dall’accusatrice Virginia Giuffre nel suo memoir postumo, ha scatenato un terremoto istituzionale che, inevitabilmente, si riverbera sulle loro vite. Pochi minuti dopo l’annuncio del padre, da Buckingham Palace si sono affrettati a confermare che Beatrice, di 37 anni, ed Eugenia, di 35, rimarranno principesse di York; una garanzia formale, la quale, tuttavia, non sembra scalfire la percezione di un'incertezza profonda riguardo al loro futuro all'interno della famiglia reale.

Le conseguenze di un ritiro forzato

Travolto dallo scandalo Epstein, che ha gettato su di lui l'ombra della pedofilia, Andrea si era già ritirato a vita privata nel 2019, rinunciando ai ruoli pubblici ma conservando il titolo di duca di York. La sua situazione, già precaria, era ulteriormente peggiorata lo scorso aprile, quando si era suicidata la quarantunenne Virginia Giuffre; la donna, la cui scomparsa ha aggiunto un tragico tassello all'intera vicenda, aveva accusato di abusi sessuali, subiti quand'era appena diciassettenne, sia Jeffrey Epstein che Andrea d’Inghilterra. Ora che il principe ha rinunciato anche ai titoli, l'ex moglie Sarah Ferguson non è più duchessa di York, un dettaglio che sottolinea come la retrocessione del capofamiglia abbia un effetto domino immediato.

La pressione politica per una resa dei conti

Ministri e deputati di Westminster stanno ripetutamente chiedendo al premier Starmer di intervenire e “prendere una posizione forte” perché, a loro dire, giustizia sia fatta: Andrea deve rinunciare a tutti i suoi privilegi e lasciare il Royal Lodge. La residenza, sulla quale si concentrano molte delle polemiche, è al centro di un contratto di locazione siglato nel 2003 che gli permetterebbe di pagare un affitto simbolico; “Dobbiamo buttarlo sotto al bus. Vive a scrocco e passa il tempo giocando ai videogiochi, per anni non ha pagato neanche la bolletta dell'acqua”, si sente ripetere in certi ambienti, in un coro di critiche che diventa sempre più insistente.

Una sopravvivenza simbolica in bilico

La lotta per la sopravvivenza a corte di Beatrice ed Eugenia, quindi, si gioca su un doppio piano: quello ufficiale, che per il momento garantisce loro il trattamento di principesse, e quello dell'opinione pubblica, fortemente condizionato dalle azioni del padre. Se da un lato il Palazzo difende lo *status* delle due donne, dall'altro la loro visibilità e il loro ruolo appaiono inevitabilmente ridimensionati, schiacciati dal peso di uno scandalo che non accenna a placarsi e che continua a mietere vittime, dirette e collaterali. La loro permanenza nell'orbita reale, insomma, è garantita sulla carta, ma il terreno sotto i loro piedi sembra essere diventato improvvisamente instabile.

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