Israele, Keret: "Attaccare Teheran è stato necessario, ma ora tregua a Gaza"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   TEL AVIVEtgar Keret, lo scrittore israeliano autore di "Correzione automatica" – da mesi in vetta alle classifiche nel Paese – non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi sulle scale del suo palazzo, stretto al suo coniglio bianco, mentre i cieli si illuminavano per l’arrivo dei missili iraniani. Eppure, come nelle sue storie surreali, la realtà ha superato la fantasia. «Iron Dome ha funzionato», dice, quasi a sottolineare l’efficacia di un sistema che, nonostante tutto, ha permesso a Israele di resistere. «Siamo un passo avanti all’Iran», aggiunge, paragonando i missili a un virus e le difese aeree all’antivirus che li neutralizza.

Hilla Haddad, ingegnera aerospaziale che ha lavorato a lungo al ministero della Difesa, conferma: durante quella che è stata definita la "guerra dei dodici giorni", Iron Dome ha giocato un ruolo cruciale nell’intercettare gran parte dei proiettili lanciati da Teheran. Le cifre variano – tra i 533 e i 550 missili scagliati, con almeno 31 impatti ammessi da Israele – ma il risultato è chiaro: il sistema ha arginato il peggio. Venticinque ondate, con picchi fino a 162 missili in una sola notte, hanno messo alla prova le difese israeliane, che però non hanno ceduto.

Intanto, mentre il conflitto con l’Iran sembra rientrare, la questione Gaza rimane irrisolta. Un editoriale di "Haaretz" ha suggerito che Trump, già decisivo nel frenare lo scontro con Teheran, potrebbe fare altrettanto per il fronte palestinese. Ma le cose, evidentemente, non stanno andando in quella direzione. Se l’Iran è stato fermato da una combinazione di deterrenza e pressioni internazionali, su Gaza pesa ancora l’assenza di una soluzione politica.

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