L’attacco a Teheran e il silenzio del mondo arabo, mentre Gaza continua a bruciare

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’offensiva israeliana contro l’Iran, definita da più parti "epocale" per le sue implicazioni strategiche, non ha suscitato le reazioni attese nei Paesi arabi, che finora hanno mantenuto un insolito riserbo. Yusef Mansour, analista ed ex ministro giordano, ricevuto ieri nel suo ufficio ad Amman, descrive uno scenario "destabilizzante", dove le alleanze tradizionali sembrano sfumare in un gioco di calcoli politici. «Il rischio – osserva – è che il conflitto assuma contorni ancora più ampi, trascinando attori che finora hanno preferito non esporsi».

Tra le vittime dell’attacco a Qom c’è Saeed Izadi, ufficiale dei Pasdaran considerato da Israele uno degli organizzatori del massacro del 7 ottobre. Izadi, già nel mirino per i suoi legami con Hamas, era riuscito a sfuggire a un precedente tentativo di eliminazione durante il bombardamento dell’ambasciata iraniana a Damasco. La sua morte, avvenuta in un appartamento della città santa sciita, conferma la volontà israeliana di colpire obiettivi al di fuori dei confini palestinesi, anche a costo di innalzare la tensione.

Intanto, secondo il New York Times, l’amministrazione Trump non avrebbe ancora chiarito se intenda schierarsi militarmente al fianco di Israele. Due fonti della difesa israeliana, rimaste anonime, ritengono tuttavia "probabile" un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, le cui mosse potrebbero definire i prossimi sviluppi.

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