Sparatoria alla Casa Bianca, il Secret Service ferisce un uomo armato nei pressi del Washington Monument
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Redazione Esteri
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L’allarme sicurezza è scattato nel cuore della capitale statunitense, a poche centinaia di metri dalla residenza presidenziale, dove un individuo armato – intercettato dalle forze dell’ordine nei pressi del Washington Monument – è stato colpito e ferito dagli agenti del Secret Service dopo un improvviso ed incontrollato scambio di colpi d’arma da fuoco. L’episodio, che ha gettato nel panico il centro nevralgico del potere americano e che inizialmente aveva fatto temere il peggio circa le sorti del sospettato, è avvenuto mentre Donald Trump – che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno a seguito della sua rielezione – stava presenziando a un evento istituzionale dedicato alle piccole imprese, costringendo i giornalisti accreditati a riparare immediatamente nella sala stampa, mentre l’intero complesso veniva brevemente isolato per motivi di sicurezza.
Le prime ricostruzioni, ancora frammentarie e oggetto di serrate indagini da parte della polizia metropolitana di Washington, indicano che il conflitto a fuoco – avvenuto all’incrocio tra la 15th Street e la Independence Avenue – abbia coinvolto agenti in borghese che, dopo aver individuato il soggetto sospetto, hanno chiamato rinforzi sul posto. Al termine della sparatoria, che ha visto il ferimento del presunto aggressore e, secondo quanto riferito dalle autorità locali, anche il ferimento – fortunatamente non grave – di un bambino rimasto accidentalmente esposto ai proiettili, l’uomo è stato trasportato in ospedale in condizioni che, al momento della stesura di questo articolo, non sono state ancora ufficialmente divulgate; si è invece appreso che l’età del fermato sarebbe molto giovane, trattandosi con ogni probabilità di un minorenne, circostanza che aggrava ulteriormente il mistero riguardo le motivazioni dietro al gesto.
La dinamica degli spari e i precedenti recenti che hanno alzato la tensione
Secondo le prime dichiarazioni rilasciate dal vice direttore del Secret Service, Matthew Quinn, il quale ha gestito la comunicazione dell’emergenza con la consueta cauela istituzionale, non è ancora chiaro se l’obiettivo del folle raid fosse direttamente il presidente Trump o se si sia trattato di un episodio di cronaca nera avulso dal contesto politico – dettaglio, quest’ultimo, che verrà chiarito solo quando gli investigatori avranno scandagliato a fondo il movente e la vita del sospettato. L’area dello scontro, situata strategicamente a circa due chilometri dalla Casa Bianca lungo il celebre Ellipse, è stata immediatamente transennata e resa inaccessibile al traffico cittadino, mentre il Secret Service recuperava l’arma utilizzata dall’aggressore – un elemento cruciale per capire se questi avesse intenzioni suicide o progettasse un attacco mirato.
L’ombra lunga di questo ennesimo episodio di violenza armata proietta la capitale in uno stato di vigilanza massima, acuita dal ricordo ancora troppo vivido dell’attentato verificatosi poco più di una settimana fa durante la cena annuale della White House Correspondents’ Association, quando un uomo armato – nonostante un impressionante dispiegamento di forze dell’ordine – era riuscito ugualmente a eludere i controlli perimetrali dell’hotel Hilton, scatenando il panico tra i presenti. E proprio alla luce di quel precedente, il vicedirettore Quinn ha sottolineato come l’efficacia del sistema di sicurezza "a più livelli" abbia evitato conseguenze ben più gravi, anche se resta alta la preoccupazione per la facilità con cui armi da fuoco continuino ad arrivare a pochi passi dall’ufficio ovale.
L’evacuazione della stampa e l’isolamento del perimetro presidenziale
Testimoni oculari e giornalisti della stampa estera hanno raccontato momenti di forte concitazione quando le sirene hanno lacerato il silenzio del pomeriggio: alcune decine di cronisti, che erano posizionati sul prato nord in attesa di coprire l’evento presidenziale, sono stati letteralmente scortati via dagli agenti e fatti rifugiare all’interno della sala briefing, dove hanno seguito in diretta l’evolversi di una situazione rimasta per lunghi minuti avvolta nella nebbia della disinformazione. Alcuni video amatoriali, prontamente diffusi attraverso i social network e ripresi dalle emittenti locali, mostrano un imponente spiegamento di mezzi blindati e pattuglie che hanno serrato il cerchio attorno al Washington Monument, mentre i passanti venivano allontanati in tutta fretta per timore di un secondo, eventuale attacco in un’area solitamente gremita di turisti.
Nonostante l’inequivocabile gravità dell’accaduto, che ha riportato d’attualità il tema spinoso della sicurezza presidenziale in un’era caratterizzata da una polarizzazione politica estremamente acuta, il presidente Trump ha continuato regolarmente il suo programma nella residenza, dimostrando – attraverso i canali ufficiali – che la minaccia era stata rapidamente neutralizzata senza subire interruzioni operative. Nel frattempo, la polizia di Washington ha avviato tutte le procedure periziatorie del caso, analizzando le telecamere di sorveglianza presenti lungo la 15th Street e raccogliendo le testimonianze dei passanti che hanno assistito alla fulminea esplosione di violenza.
Un caso che riaccende i riflettori sulla sicurezza a Washington
Quanto avvenuto ieri pomeriggio all’incrocio tra la 15th Street e Independence Avenue non rappresenta solo un episodio di cronaca nera, ma un serio campanello d’allarme per gli apparati di intelligence americani, già messi a dura prova dal tentativo di attentato della scorsa settimana. Le indagini saranno ora cruciali per comprendere se l’individuo – la cui identità non è stata ancora ufficialmente diffusa ma che si aggirerebbe nella fascia di età tra la minore età e i vent’anni – agisse da solo o fosse parte di un più ampio piano criminale. L’arma, che è stata prontamente sequestrata, verrà sottoposta a test balistici per verificare eventuali collegamenti con altri crimini violenti commessi nell’area metropolitana.
Sebbene l’allarme sia rientrato e il lockdown sia stato revocato dopo aver accertato l’assenza di ulteriori complici nelle vicinanze, la capitale resta con il fiato sospeso, in attesa che gli inquirenti facciano chiarezza su una vicenda che, per un soffio, non si è trasformata in una tragedia nazionale oltre che personale per il presidente in carica. La fluidità della situazione suggerisce prudenza nell’interpretazione dei fatti, anche se – a differenza di quanto accaduto nei minuti immediatamente successivi alla sparatoria – le autorità hanno smentito categoricamente le voci incontrollate che davano per morto l’aggressore, assicurando che l’uomo, seppur in gravi condizioni, è stato ricoverato ed è vivo.




